La cannabis terapeutica in Italia: perché è così difficile trovarla in farmacia?

La cannabis terapeutica in Italia: perché è così difficile trovarla in farmacia?

Cerchiamo di capire come funziona il mondo della cannabis medica e le ragioni per cui è ancora così complicato trovarla nella maggior parte delle farmacie.

In molti Paesi, anno dopo anno, il riconoscimento delle proprietà terapeutiche della marijuana e il suo utilizzo per diverse patologie hanno preso sempre più piede e a giudicare anche dal costante dibattito sul tema, propendente a riscattare in misura esponenziale questa pianta dalle mille risorse storicamente etichettata in maniera negativa, l’onda sembra inarrestabile.

Giusto un mese fa un evento storico ha dato una gioia ai sostenitori della canapa terapeutica, poiché la Commissione delle Nazioni Unite sugli Stupefacenti ha votato per l’eliminazione della cannabis dalla tabella IV della Convenzione Unica sugli stupefacenti, documento del 1961 che la includeva tra le sostanze dannose e dallo scarso valore terapeutico.

Questo evento ha rappresentato probabilmente un punto di non ritorno nella pluriennale lotta per il riconoscimento delle proprietà benefiche della canapa sativa, e induce un sensibile ottimismo anche in seno ad una ipotetica futura legalizzazione della cannabis light in diversi Paesi.

Ma restando nell’ambito della canapa terapeutica, ci si auspica che eventi come questo contribuiscano a sensibilizzare in maniera progressiva sempre più persone anche in Italia, Paese storicamente avverso e in cui ancora oggi l’iter che permette l’utilizzo e l’acquisto è tutt’altro che agevole.

la cannabis terapeutica in Italia è utilizzabile su prescrizione medica

Come funziona per i medici che prescrivono cannabinoidi?

La prima motivazione che rende complicato ottenere delle cure con la cannabis legale medica è insita nelle regolamentazioni che i dottori son tenuti a rispettare scrupolosamente.

Secondo la legislazione italiana infatti, un medico è libero di prescrivere o meno una terapia a base di cannabis ad un suo paziente, il che è molto semplice quando si sposa l’idea di non farlo, ma decisamente più difficoltoso per chi invece prende in considerazione questo tipo di cure.

Un medico in Italia ha il pieno diritto di rifiutarsi di considerare l’uso della canapa medica come appropriato ad un paziente, spesso per ostilità verso una sostanza considerata da molti una droga, ma il diritto opposto è strettamente vincolato e limitato.

Secondo quanto previsto dalla legge infatti la prescrizione della marijuana legale per uso medico a spese del Servizio Sanitario è limitata ad alcuni determinati casi:

  • nausea e vomito causati da chemioterapia, radioterapia e cure per l’AIDS;
  • perdita di appetito in pazienti affetti da anoressia, AIDS e pazienti oncologici;
  • dolore cronico o associato a danni al midollo spinale e sclerosi;
  • pazienti affetti da glaucoma ipotensivo;
  • pazienti affetti da sindrome di Tourette.

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Per avere accesso alla cannabis in questi casi il processo di autenticazione della prescrizione è soggetto a rigorosi controlli ed è comunque legato ad una precedente inefficacia delle terapie convenzionali oltre che dalle specifiche territoriali, in quanto ogni Regione legifera autonomamente circa le patologie e i piani terapeutici per cui è previsto un rimborso.

Ciò significa che non tutte le Regioni prevedono lo stesso percorso terapeutico e relativa rimborsabilità, e anche qualora un paziente bisognoso di cure a base di cannabis medica riuscisse ad ottenere una prescrizione “bianca” dal proprio medico, quindi a spese proprie, si troverebbe di fronte ad un altro ostacolo.

Farmacia in Italia in cui acquistare cannabis terapeutica

Le farmacie che vendono la cannabis medica.

Non parliamo di un ostacolo insormontabile, ma sicuramente la scarsa presenza di farmacie che preparano e distribuiscono la cannabis medica è causa di parecchi disagi e difficoltà nel reperire questa sostanza.

Si stima infatti che nel territorio italiano, su quasi 20.000 farmacie presenti, solo un numero compreso tra le 600 e 700 si avvalgono della possibilità di acquisire cannabis dai fornitori riconosciuti dallo Stato.

La canapa a scopo terapeutico venduta dalle farmacie italiane può infatti provenire da 3 realtà differenti:

  • italiana, dalla produzione locale di cui è responsabile l’Istituto Chimico Farmaceutico Militare di Firenze;
  • canadese, distribuita alle farmacie sempre dal medesimo istituto;
  • olandese, distribuita da cinque fornitori privati autorizzati dallo Stato.

Per procurarsi la cannabis medica, la farmacia è tenuta a seguire il medesimo procedimento che segue per tutti gli altri stupefacenti.

L’iter burocratico, che prevede una descrizione dettagliata della varietà di canapa da acquistare e del peso, impone altresì la compilazione del registro di entrata e uscita parallelamente all’arrivo in farmacia della sostanza e allo scarico delle prescrizioni mediche.

Trattandosi di un farmaco non industriale ma galenico, cioè preparato di volta in volta in base alla specificità della prescrizione sia per la qualità che per i dosaggi, necessita quindi di un lavoro supplementare da parte del farmacista.

Questa può essere una delle ragioni, oltre al fatto che la diffusione di questo tipo di terapie sia ancora bassa, per cui sono ancora così poche le farmacie che garantiscono l’approvvigionamento di cannabis medica sul territorio italiano.

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In conclusione.

La speranza è che alla luce della continua evoluzione in senso positivo della burocrazia che regola l’utilizzo della canapa come terapeutico naturale, presto anche in Italia abbia luogo uno snellimento in tal senso.

Ti ricordiamo che per qualsiasi altro uso della cannabis fuorché quello medico in Italia è illegale.

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