Il Blog di JustBob: Info e curiosità dal mondo della cannabis legale

documentari sulla marijuana

5 documentari sulla marijuana da non perdere.


Sei lì sul tuo divano mentre grindi cannabis legale con il tuo trita marijuana e ti stai proprio annoiando… Ma prima che la noia ti pervada completamente hai un’idea: perché non guardare un bel documentario sulla marijuana?

Strano ma vero: nonostante il proibizionismo (per fortuna sempre meno pressante) ne puoi trovare davvero tanti. Ecco la nostra selezione di documentari sull’erba e film sulla canapa da non perdere assolutamente!

1) Grassroots: The Cannabis Revolution (La rivoluzione della cannabis)

Si tratta di un documentario del 2016 riguardante l’utilizzo terapeutico della marijuana e la campagna promossa con l’obiettivo di cambiare la legge sulla marijuana in Regno Unito.

Infatti dopo 1973 il Drugs Act, la legge britannica sulle droghe leggere e pesanti, venne inasprita. Da allora e fino al 2018 la cannabis rientrava tra le droghe considerate pericolose per la salute dell’uomo; la sua vendita e il suo utilizzo potevano comportare l’arresto.

In Gran Bretagna era proibito anche l’uso medico della cannabis.

Nel 2018, grazie anche alla campagna pro utilizzo medico della marijuana – di cui si parla nel documentario Grassroots: The Cannabis Revolution – è stata modificata la normativa sulla cannabis.

In Gran Bretagna i medicinali a base di cannabinoidi sono ora considerati delle vere e proprie terapie, prescrivibili dal medico curante, e l’uso personale di cannabis è stato depenalizzato.

Che dici: vale la pena guardare il documentario sulla grande rivoluzione della cannabis?

2) What if cannabis cured cancer? (E se la cannabis curasse il cancro?)

documentari sulla marijuana: lista film marijuana

Come abbiamo scritto nell’articolo “Marijuana e tumore: cosa dice la scienza sui benefici della cannabis sul cancro” la maggior parte degli studi sulla cannabis come cura per il cancro sono stati svolti su topi e ratti in laboratorio.

Le ricerche sugli uomini sono al momento ben poche: anche se i risultati ottenuti fin’ora promettono bene non è possibile affermare con certezza che i cannabinoidi curino il cancro.

Il documentario What if cannabis cured cancer?, del 2010, parla proprio di questi studi e delle potenziali applicazioni della marijuana in ambito oncologico.

Un’ottima occasione per informarsi a riguardo!

3) Canapa nostra.

Un documentario italiano sulla marijuana suddiviso in tre capitoli:

  • il primo parla della storia della canapa dalla preistoria al proibizionismo, concentrandosi in particolare sull’Italia;
  • il secondo capitolo parla della marijuana terapeutica, dei suoi benefici e delle applicazioni dei cannabinoidi in campo medico;
  • il terzo capitolo parla del ritorno della canapa. Si parla dunque del boom della marijuana light e dell’olio CBD nonché delle applicazioni della canapa in ambito industriale, dal settore tessile a quello alimentare.

Guarda il trailer di Canapa Nostra qua sotto:

4) The Culture High (trasposizione in italiano: La cultura sballata)

The Culture High, girato da Brett Harvey e distribuito dal 2014, esamina il dibattito della legalizzazione della marijuana sia dalla parte di chi la promuove sia dal punto di vista di chi la proibisce.

Interviste, immagini e testimonianze fanno da ciliegina sulla torta a un documentario che parla a 360° della marijuana. Amplierai le tue conoscenze sul narcotraffico, gli interessi e le contraddizioni dei politici di tutto il mondo, la policy delle industrie farmaceutiche e tanto altro ancora.

5) Medical Cannabis and Its Impacts on Human Health (Cannabis medica e il suo impatto sulla salute umana).

Come puoi immaginare, questo documentario del 2011 parla delle ricerche e delle scoperte sulla marijuana in ambito medico.

Sono proprio i medici che si esprimono a riguardo, esponendo il valore dei cannabinoidi per il benessere dell’organismo e contraddicendo finalmente i falsi miti che hanno contribuito (e contribuiscono ancor oggi) a demonizzare la cannabis.

Dottor Donald Abrams, Dottor Donald Tashkin e Dottor David Bearman vengono intervistati al fine di scongiurare queste credenze.

Il documentario risulta davvero interessante anche perché evidenzia come spesso i governi e i vari ministri (come ha fatto l’ormai ex Ministro dell’Interno Matteo Salvini) mettono il problema delle droghe pesanti alla pari con il consumo di marijuana.

Bonus: Film sulla canapa e documentari sull’erba – Neflix

Ed ecco a te un paragrafo bonus dedicato ai film e documentari sulla marijuana che puoi trovare su Netflix!

Su smartphone, smart tv e tablet, mediante l’applicazione Neflix, puoi guardare i seguenti film e serie tv sulla canapa:

  • Super High Me – film documentario in cui il comico Doug Benson utilizza marijuana per 30 giorni conseguitivi e ne testa gli effetti. Da guardare in compagnia: il divertimento è assicurato;
  • The Legend of 420: un film sulla legalizzazione della cannabis in California e Colorado e sui suoi benefici sia terapeutici che economici per le casse dei due Stati americani;
  • Strafatti in Cucina (titolo originale: Cooking on High). Cosa succederebbe se su Masterchef si dovesse utilizzare un ingrediente speciale in ogni piatto? Ecco a te Cooking on High, una serie in cui i partecipanti si sfidano a colpi di piatti alla marijuana… E ovviamente li assaggiano. La nostra ricetta della torta alla cannabis è niente in confronto a questo!

Allora, hai scelto il programma che fa per te?

cannabis outdoor

Cosa significa coltivare cannabis outdoor, indoor e greenhouse e quali sono le differenze fra le tre colture.


Coltivatori e consumatori alle prime armi spesso si chiedono quale sia la tecnica migliore per ricavare marijuana legale di ottima qualità: outdoor, indoor o greenhouse?

Analizziamo le principali differenze tra le varie tecniche di coltivazione di canapa legale al fine di trarne tutti i possibili vantaggi!

Coltivazione di cannabis outdoor: come ottenere un raccolto di successo

Coltivare cannabis outdoor può risultare molto impegnativo, ma si tratta di un’ottima alternativa sostenibile ed economica se si seguono le mosse giuste da fare!

Prima di cimentarsi nella coltivazione di cannabis legale, è bene scegliere una varietà adatta alle condizioni climatiche della zona.

Ad esempio bisogna considerare il mese di raccolta, poiché forti piogge e l’umidità sono la causa principale di muffa e batteri (i nemici peggiori delle nostre care piante!).

In genere, per i coltivatori meno esperti, si consiglia il mese di ottobre per la raccolta: molte varietà femminizzate sono pronte in questo periodo dell’anno, così da evitare precipitazioni atmosferiche future.

Tra le due grandi specie di cannabis, quella a predominanza Indica appare la più adatta a resistere a condizioni atmosferiche avverse, mentre la varietà Sativa richiede temperature più calde e maggiori ore di luce.

Di solito i meno esperti optano per varietà autofiorenti: possono essere coltivate in qualsiasi periodo dell’anno e si sviluppano rapidamente; impiegano dalle otto alle dodici settimane per completare il ciclo di crescita. Si tratta, dunque, di piante che non richiedono particolari cure e sopportano bene i cambiamenti climatici.

Cannabis outdoor: per la coltivazione sarebbe meglio prediligere vasi e sacchi oppure il terreno?

La scelta del luogo in cui inizialmente coltivare le tue piante di marijuana legale è di fondamentale importanza.

Se si predilige il terreno bisogna sapere che non sarà facile spostare il tutto, a differenza dei vasi.

Coltivare cannabis light potrebbe anche infastidire il vicinato per l’odore caratteristico che contraddistingue queste piante. Per tale ragione sarebbe bene evitare di farlo in zone abitate o camuffare l’odore piantando altro che emani altrettanti aromi forti.

Bisogna prediligere zone soleggiate e al riparo dal vento, quindi è bene studiare determinati fattori prima di decidere il luogo migliore in cui iniziare a coltivare.

Piantare direttamente a terra, poi, implica saper lavorare il terreno. Ripulirlo da erbacce, drenare l’acqua correttamente e conservare livelli di umidità adatti alla tipologia scelta sono passi necessari per iniziare il processo di crescita con il piede giusto!

Il terreno naturale presenta elementi dannosi per il corretto sviluppo delle nostre piante e molti coltivatori scelgono di sterilizzarlo attraverso rimedi del tutto naturali, come la solarizzazione.

Per nutrire il terreno si può ricorrere anche all’uso di fertilizzanti, sempre naturali, così da far crescere i semi forti.

Tutte le opzioni richiedono una forte attenzione verso eventuali raffiche di vento, animali selvaggi in caso di luoghi più isolati e la scelta del materiale con cui sistemare la serra.

Coltivazione indoor: tutto ciò che dovresti sapere a riguardo.

La coltivazione indoor offre numerosi vantaggi: non richiede particolari periodi dell’anno, si hanno tempi di crescita più brevi e i raccolti sono abbondanti. Tale metodologia, però, implica la riproduzione di un habitat idoneo alle caratteristiche della tipologia da noi selezionata.

Gli strumenti necessari alla coltivazione indoor sono le lampade hps, led o cfl.

coltivare cannabis outdoor indoor greenhouse

Le prime vogliono anche un riflettore, così da ricoprire l’intero perimetro della nostra stanza. Quelle a led, invece, non richiedono l’uso di riflettori, anche se sono le più costose.

Il ri ricircolo d’aria circolo d’aria è un’altra condizione essenziale coltivare al meglio la nostra erba legale, altrimenti le piante l’assorbirebbero tutta ritardando lo sviluppo.

È necessario anche selezionare con cura le terre pre-fertilizzate, i vasi da utilizzare e i nutrienti adatti, così da fornire le energie che la pianta ha bisogno per terminare correttamente la sua crescita.

Per ciò che riguarda la luce, durante la fase vegetativa le piantine di cannabis legale hanno bisogno di 18 ore di illuminazione e 6 ore di buio giornaliere. Successivamente, sarà possibile esporle a 12 ore di luce e 12 di buio.

Gli svantaggi della coltivazione interna di cannabis light

Coltivare all’interno, naturalmente, comporta determinati vantaggi poiché otteniamo raccolti cospicui rallentando il processo di crescita della nostra erba light e controllando l’ambiente in cui decidiamo di iniziare tale attività.

Non sono assenti svantaggi: costi di gestione elevati, c’è bisogno di maggiore manutenzione e attenzione rispetto alla coltivazione outdoor.

Entrambe le metodologie, in realtà, presentano pro e contro: la soluzione migliore va in base alle proprie esigenze e conoscenze in merito.

Metodo di coltivazione GreenHouse

La terza tecnica di coltivazione, cioè il metodo greenhouse, per ottenere raccolti di cannabis light è una sintesi tra le prime due.

Utilizzarlo significa sfruttare i vantaggi sia della coltivazione outdoor, sia di quella indoor.

Attraverso le serre, i coltivatori hanno la possibilità di controllare l’ambiente circostante, l’illuminazione e il ricircolo dell’aria.

Di solito si opta per la luce solare quando possibile poiché, naturalmente, significa ridurre i costi di manutenzione della serra stessa.

Inoltre le serre permettono ai coltivatori di monitorare le loro colture e riuscire ad ottenere prodotti di qualità durante tutto l’anno.

Si tratta del metodo visto come il futuro delle colture di marijuana light!

Tutto ciò dovrebbe chiarire i dubbi dei meno conoscitori: è possibile ricavare ottima erba light e di produzione propria se si pondera attentamente sulle opzioni più adatte a noi.

cheese marijuana light

La cheese marijuana è un tipo di cannabis dall’aroma davvero particolare. Scopri tutto a riguardo!


per chi come noi vive dal di dentro l’ecosistema della cannabis light, pensare alla Marijuana come ad un unica grande tipologia di pianta risulta un po’ riduttivo. Dopo decenni trascorsi a coltivare ed incrociare ceppi genetici, le qualità sul mercato sono veramente moltissime.

Oggi esistono numerose tipologie di cannabis, ognuna delle quali è in grado di offrire esperienze differenti e di soddisfare diversi palati. Dopotutto è sempre questione di gusti. Con la varietà “Kush“, ad esempio, si sperimentano effetti molto potenti, mentre con la “Haze” s’incontra un sapore raffinato accompagnato da effetti stimolanti. Le possibilità sono davvero infinite e come già ribadito nell’articolo “Hashish e marijuana tutte le differenze” uno dei pregi della canapa è proprio quello di dotarsi di una percentuale di THC moderata e priva di controindicazioni.

Tra le più apprezzate a livello mondiale c’è sicuramente la Marijuana Cheese. Sapore ed effetti di questa particolare categoria sono diventati un inconfondibile marchio di fabbrica e ha riscontrato il plauso di estimatori in tutto il globo, rendendola una delle più richieste di sempre.

Ma qual è la storia di questa particolare varietà di cannabis?

cheese marijuana legale

La nascita delle varietà di Cheese Marijuana

L’ibrido genetico che pare aver dato avvio a questa famiglia di cannabis sembra essere avvolto in una vera e propria leggenda. La nascita della Cheese affonda le proprie radici nei fulgidi anni ’80.

Tutto iniziò, a quanto si dice, con il viaggio di un coltivatore californiano, noto come Sam the “Skunkman“. Deciso a conoscere e migliorare le proprie tecniche di coltura, Sam volò oltre oceano, direzione Olanda, portando con sè i semi delle proprie piante.

Dopo anni di incroci, i risultati furono strabilianti e gli stessi olandesi cominciarono a chiedere a gran voce la creatura figlia delle ricerche di Sam, quella che poi sarebbe divenuta famosa come Skunk #1. Il successo si estese a macchia d’olio, attraversando i confini dei Paesi Bassi.

La produzione di questa neonata tipologia di cannabis attraversò lo stretto della Manica, incuriosendo sia per la qualità del prodotto sia per gli aromi intensi e pungenti che la contraddistinguevano. Secondo alcuni un sacchetto di semi di Skunk finì nelle mani di un coltivatore inglese, che si pose come obiettivo quello della clonazione della varietà. Era il 1988.

Quello che accadde dopo fu alquanto inaspettato. Il tratto distintivo di quella coltura colpì direttamente le narici: i primi commenti enfatizzarono gli odori di formaggio sprigionati. Le piante crebbero rigogliose così come le richieste per il nuovissimo e aromatico prodotto.

Così venne sancita la nascita della varietà di Marijuana Cheese. Negli anni ’90 si parlò di un vero e proprio boom: il prodotto era il più consumato nel Regno Unito, e fu il vero protagonista della scena rave di quel decennio.

Negli anni successivi la diffusione fu capillare e la varietà di Cannabis Cheese divenne un must in tutti i paesi dove venne legalizzata. Una storia di successo ed aromi intensi che tutt’oggi riscontra un diffuso apprezzamento tra i consumatori.

A cosa si deve l’inconfondibile gusto della Marijuana Cheese?

acido isovalverico marijuana cheese

Oggi la formula dell’originale genetica di Cheese è stata rivista: le varianti sono davvero molte ed ognuna di esse presenta delle sfumature di gusto uniche. Ciò che le accomuna è l’inconfondibile e intenso aroma di formaggio. Ma da cosa deriva questo tratto distintivo?

A volte alla base di un’armonia inconfondibile non si nasconde altro che un gioco di contrasti ben amalgamati tra loro. Nel caso della Marijuana Cheese abbiamo elementi pungenti e speziati che abbracciano delle fragranze più fresche e fruttate.

In questo gioco di rimandi tutti gli elementi partecipano attivamente. Da un lato abbiamo gli svariati terpeni delle Cheese, che uniti tra loro rilasciano aromi intensi. A questi si uniscono le punte rancide dell’acido ottanoico, il quale a sua volta accoglie le note più dolci e fruttate del metil-t-butil etere, mixati con gli acetati di etile e metile.

Come spesso accade con i formaggi, i sapori più gradevoli e intensi vengono anticipati da delle sprizzate di puzza vera e propria. Anche per questa Marijuana Cheese vale lo stesso ragionamento: la presenza di acido isovalerico scatena i terpeni più maleodoranti.

Si passa dalla puzza di pollaio dell’acido esanoico al cavolo marcio del metil mercaptano. Nel loro insieme tutti questi elementi caratterizzano la Cheese, rendendola una varietà unica nel suo genere particolarmente apprezzata anche per la realizzazione di piatti edibili come ad esempio gli immancabili muffin alla marijuana.

La Marijuana Cheese: gusto raffinato e benefici

Non è difficile intuire che quando si parla della varietà Cheese non ci si riferisce ad una Marijuana adatta a tutti. Si tratta di un gusto che attira soprattutto i palati più eccentrici, evitato da chi ha preferenze per aromi delicati.

È anche vero, però, che non si diventa una delle genetiche di Marijuana più apprezzate del panorama internazionale per nulla. Per alcuni le sfumature decisamente pungenti e gli aromi forti di questa famiglia di Cannabis rappresentano dei validi motivi per lasciarla perdere e cercare qualcosa di più adatto a loro.

Per molti, invece, il fascino del retrogusto della Marijuana Cheese è un buon pretesto per sopportare qualche zaffata più puzzolente. Quello che entra in gioco è l’effetto umami, ossia la tendenza ad annullare gli aromi più forti in nome del gusto più piacevole.

Si tratta di un prodotto per intenditori ma viene apprezzato anche dai non amanti del genere. Chi non riesce ad apprezzarla per il gusto, sicuramente può trovare enorme soddisfazione dal punto di vista dei benefici.

La cannabis Cheese è caratterizzata da un’elevata produzione di tricomi (resina) ricchi di THC, che garantiscono un’intensa esperienza di rilassamento. Forse sarebbe addirittura più corretto parlare di un vero e proprio raggiungimento della pace dei sensi, o di qualcosa di molto simile.

Accresciuti sono anche gli stati di sana euforia, oltre a dosi di intensa e pacifica felicità. Da non sottovalutare anche i potenti benefici di natura medico-terapeutico: nota è la sua efficacia contro dolori articolari, infiammazioni muscolari e artrite.

Le varianti di Marijuana Cheese vengono spesso consumate come ausilio nel contrastare episodi di ansia, depressione e insonnia. Inoltre sono anche strepitose nel combattere l’inappetenza e la nausea. I benefici agiscono molto rapidamente e con grande intensità, donando una costante sensazione di leggerezza fisica e di eliminazione dallo stress.

Non a caso abbiamo parlato di una delle varietà di cannabis di maggior successo e popolarità. Ma quali sono le tecniche da utilizzare per coltivarla?

Come si coltiva la Marijuana Cheese?

Con la Marijuana Cheese parliamo di alte concentrazioni di CBD e una percentuale di THC nelle cime che va dal 15% al 17%. Ha natura Indica per il 60% e Sativa per il 40%.

Si tratta di una pianta molto resistente e che, seguendo le giuste e dovute precauzioni, può essere coltivata piuttosto facilmente. Le cime prodotte sono molto abbondanti e fioriscono in circa 8-9 settimane. Tollera sorprendentemente bene le fluttuazioni di umidità; tuttavia è sempre consigliabile mantenere costante la temperatura (tra i 21° e i 26°).

Le varietà di Marijuana Cheese, se fatte crescere in situazioni favorevoli in termini di luce e spazio, possono persino superare i 2 m di altezza (principalmente in coltivazioni all’aperto). Questa lascia intuire come la coltivazione indoor debba essere costantemente monitorata.

La pianta deve avere spazio a sufficienza. Sarà doveroso applicare regolarmente tecniche specifiche di potatura e piegatura, affinchè non raggiunga dei livelli di altezza troppo elevati. Con le giuste attenzioni la Cheese potrà offrire importanti livelli di produzione.

Si parla di 500 grammi di resa media al metro quadro per la produzione in casa. Le tipologie di semi sono diverse ma vanno più o meno approcciate nello stesso modo. Ad esempio i semi di Exodus Cheese femminizzata, hanno una resa molto elevata (fino a 800 grammi al mq), con cime dall’elevata percentuale di THC (18,4 %).

Per chi cercasse una varietà molto più leggera e ugualmente pungente nel sapore, potrebbe tentare con i semi di Cheese femminizzata Dinafem, che hanno una resa minore e anche minor THC (intorno al 12%), oppure con la variante Auto Cheese Northern Lights.

Quest’ultima è una forma ibridata e si presenta per il 30% Sativa, 50% Indica e 20% Ruderalis. La fioritura avviene in 6 settimane ma la resa si attesta intorno a quantità modeste (110-120 gr per la produzione indoor, 220 gr per quella outdoor).

Esistono anche delle varianti dai sapori più particolari, frutto di incroci con altre qualità di cannabis, ugualmente molto apprezzate. Ne è un esempio la Sweet Cheese, nata dall’ibridazione con la Black Jack. Come suggerisce il nome la nota di formaggio risulta leggermente stemperata e tendente al dolciastro.

La fioritura avviene in circa una sessantina di giorni e produce cime con il 17,3% di THC. Molto particolare anche la genetica Bubble Cheese, nota anche come Big Buddha. Si tratta, anche in questo caso, di un incrocio ottenuto tra Bubble Gum Cheese e Bubba Kush Reversed S1.

Questa particolare varietà è nata in Inghilterra e vanta un sapore che unisce la fragranza fruttata della Kush, l’aroma di formaggio della Cheese e una sorprendente nota di gomma da masticare.

In conclusione…

Da quello che abbiamo visto la Marijuana Cheese non è una semplice qualità di cannabis, ma una vera e propria esperienza che non aspetta altro che essere assaggiata. Vorresti provarla e sei incuriosito? Eccoti servito, prova la nostra Lemon Cheese, te ne innamorerai!

Ecco le differenze tra hashish e marijuana, negli effetti e nei benefici


Spesso, i termini cannabis, hashish e marijuana vengono erroneamente utilizzati. Sono in molti a pensare che siano la stessa cosa, quando in verità non è affatto così. Obiettivo di questo post è quello di fare chiarezza, spiegando tutte le differenze che vi sono tra hashish e marijuana, soprattutto per ciò che concerne effetti e benefici. Partiamo, però, dalla definizione di cannabis.

Che cos’è la cannabis?

La cannabis è una pianta, caratterizzata da tre sottospecie

  1. Sativa
  2. Indica
  3. Ruderalis

In termini di altezza, questa pianta può sfiorare i 3 metri. Inoltre, è contraddistinta da foglie dentate. Cosa dire circa il suo utilizzo? La cannabis, storicamente, è stata impiegata nel campo farmacologico, tessile e psicotropo.

Inoltre, tramite la cannabis è possibile produrre una resina che può contenere sino a 20 flavonoidi, 60 cannabinoidi e 100 terpenoidi.

Pss… sapevi che con la nostra marijuana light puoi preparare ottimi muffin? Leggi l’approfondimento: Muffin alla marijuana: la ricetta per preparare dei muffin buonissimi!

hashish e marijuana differenze realie e sostanziali

Marijuana e hashish a confronto

Nel momento in cui la cannabis inizia a fiorire, le energie vengono focalizzate principalmente sullo sviluppo delle cime. In primo luogo, sarà necessario raccoglierle. In seguito, occorrerà conciarle. In termini di durata, l’intera procedura va dai 2 sino ai 3 mesi, a seconda del tipo di cannabis e del coltivatore.

Le infiorescenze, una volta essiccate, vengono messe in commercio sotto forma di marijuana, nel nostro caso marijuana light, che verrà consumata a mo’ di canna. Circa l’intensità degli effetti della marijuana, i fumatori apprezzano particolarmente le cime apicali, in quanto particolarmente sviluppate, così come le componenti centrali.

Se di fatto per marijuana si intendono i fiori maturi che vengono raccolti dalla pianta della cannabis, per hashish, invece, si fa riferimento ai tricomi, la cui estrazione coinvolge direttamente i fiori.

La resina, che si accumula nell’intero processo di sviluppo, viene separata dalle cime manualmente o in alternativa mediante sofisticate procedure di natura chimica o meccanica.

Se la cima d’erba può essere catalogata come materia vegetale, l’hashish si caratterizza per diversi aspetti. Sulla base della procedura di estrazione impiegata, vi sono diverse tipologie di hashish. Si va dalla prima a stato semi-solido alla seconda, maggiormente pastosa. Oltre ai differenti livelli di durezza, occorre tenere poi conto anche delle varie tonalità, da quella nera a quella marrone, senza dimenticare quella gialla e qella rossa.

Le tecniche all’avanguardia nel campo della produzione di marijuana non hanno fatto altro che contribuire a dare maggiore lustro agli oli di hashish. Oggi più che mai, questi ultimi sono ultra-popolari. Nello specifico, trattasi di concentrati estremamente potenti che possono essere vaporizzati oppure consumati mediante l’ausilio di bong. In linea di massima, è possibile asserire che gli oli, così come i concentrati, vengono testati, d un lato per monitorare il livello di potenza raggiunto, ma al tempo stesso anche per valutare il livello di purezza raggiunto, mediante le varie tecniche di estrazione.

thc hashish e marijuana

Che cos’è il THC?

Per THC si intende la sostanza principale di carattere psicoattivo, presente nella cannabis. Nel momento in cui la si fuma, ingerendola o vaporizzandola, si registra un’interazione con i vari ricettori presenti nel cervello e nel corpo. Risultato? Vi sono diversi effetti. Numerose ricerche nel corso degli anni hanno in più occasioni dimostrato che l’utilizzo prolungato di THC arreca danni alla salute. Va detto, però, che in termini di tossicità, il livello è alquanto basso. Ciò vuol dire che per essere nociva, questa sostanza va consumata in dosaggi piuttosto elevati.

Vi sono poi anche effetti positivi che scaturiscono dall’assunzione del THC. Fra questi, vale la pena citare:

  • Cura del glaucoma
  • Diminuzione dei sintomi dovuti alla sclerosi multipla
  • Cura dell’inappetenza comportata da massicci dosaggi di farmaci assunti nel corso dei cicli di chemioterapia

Potenza del THC

Dato che l’hashish è la resina estratta dai fiori contenenti il maggiore quantitativo di cannabinoidi, ne consegue che il contenuto di THC risulterà sempre e comunque maggiore rispetto a quello presente nelle cime. I fumatori riscontrano immediatamente le differenze fra il fumo dell’hashish e quello della marijuana, visto che nel primo caso la mente tende ad essere più lucida. I sapori, invece, nel caso della marijuana si dimostrano più floreali e meno terrosi.

Scendendo nei dettagli, nel momento in cui si fuma marijuana, le concentrazioni di THC si attestano attorno al 15% / 21%. Quando si fuma hashish, la potenza del THC sale vertiginosamente, raggiungendo valori tra il 20% ed il 60% in media. Vi sono tuttavia svariati processi di estrazione che consentono di toccare picchi pari al 99%. Questo, però non vuol dire che fumare solamente le cime comporta effetti psicoattivi di entità inferiore. Tutt’alltro. In termini di concentrazione di THC, l’hashish supera decisamente la marijuana, dato che il processo di estrazione dei tricomi viene effettuato proprio dalle cime.

Che cos’è il CBD?

Trattasi del secondo cannobinoide più diffuso. La cannabis contenente un elevato quantitativo di CBD assicura benefici terapeutici, senza le sensazioni di euforia o di letargia provocate dal TCH. Nella marijuana legale, è presente il CBD che si rivela eccellente per trattare in maniera efficiente numerosi sintomi medici, fra cui:

  • Spasmi muscolari
  • Infiammazioni
  • Dolori cronici
  • Stati d’ansia

Vi sono diversi studi che evidenziano come questo cannobinoide faccia un lavoro egregio quando si tratta di contrastare vari tumori, come ad esempio la diffusione delle metastasi al seno.

Cannabis, marijuana e hashish a confronto: quali sono le differenze?

  1. La cannabis fa riferimento alla pianta nella totalità. Vale a dire radici, stelo, fiori e foglie. Non viene fatta distinzione nemmeno tra i contenuti ed i fini.
  2. La marijuana fa riferimento ai fiori della pianta che contengono un alto quantitativo di principi attivi. Questi vengono in primo luogo essiccati e solo in seguito fumati a scopo medico o a fini ricreativi.
  3. Hashish: è un prodotto di pollini e resine della cannabis, contenente un elevato quantitativo sia di CBD che di THC.

Hashish sativa e hashish indica a confronto

Gli effetti dell’hashish prodotto da una pianta pura di sativa si confermano sempre più leggeri di quelli prodotti da una pianta indica. Ad essere maggiormente colpito nel caso della sativa, infatti, è il cervello. L’high, quindi, è più creativo e ricco di ispirazione. Invece, l’hashish indica si caratterizza per un effetto che tende ad intontire sia il corpo che la mente.

tutti i tipi di marijuana

Scopri tutti i tipi di marijuana e impara a distinguerli.


La Marijuana light e classica si ottiene dalle foglie essiccate della canapa femmina: infatti la pianta di cannabis è dioica cioè ha due generi ben distinti, il maschio e la femmina.

Molto spesso si usano i maschi per incrociare ed impollinare le piante femmina e dai semi si ottiene una nuova varietà di pianta differente da quelle maschio e femmina che le ha create. Per diverse si intende con diversi principi attivi.

Il più conosciuto principio attivo della Marijuana è il THC ma non è da sottovalutare neanche il CBD.

I due possono essere più o meno presenti a seconda della varietà della pianta: nella classica il THC è elevato, nell’erba legale la percentuale è molto bassa (mentre il CBD è presente in grosse quantità).

Devi sapere infatti che negli ultimi anni molte varietà di cannabis e Marijuana trattate nel giusto modo e con delle percentuali previste dalle leggi sono state legalizzate in molte parti del mondo.

La loro legalizzazione è stata resa possibile grazie a delle ricerche mediche che hanno evidenziato molte qualità curative e terapeutiche per diverse patologie.

Le patologie più importanti e conosciute che grazie all’intervento della cannabis vengono curate o comunque alleviate sono le seguenti:

  • l’epilessia,
  • i disturbi psichiatrici come ad esempio la depressione,
  • la sclerosi multipla,
  • l’anoressia essendo questa pianta un forte stimolante dell’appetito,
  • il glaucoma,
  • l’asma grazie ai suoi effetti broncodilatatori

Inoltre nell’Alzheimer rallenta la progressione della malattia e nel Parkinson ne allevia i sintomi.

Esistono tre grandi varietà di cannabis e quindi anche di Marijuana: si differenziano sia per la concentrazione di principi attivi sia per la diversità della pianta.

Le tre varietà di cannabis prendono il nome di sativa, indica e ruderalis.

Tipologie di cannabis

SATIVA

La canapa sativa è coltivata sopratutto per uso tessile, per uso edile e per la produzione di carta.

Anche in questo tipo di canapa, anche se non in grande quantità, sono presenti le sostanze stupefacenti e i principi attivi. Le piante di canapa sativa possono arrivare fino ad un altezza di cinque metri e presenta foglie con una lunghezza fino a 10 centimetri.

tutti i tipi di marijuana: cannabis sativa

INDICA

La canapa indica, conosciuta anche con il nome di canapa indiana, non si discosta molto dalla canapa sativa per gli usi che se ne fanno.

Però la pianta, le foglie e la percentuale di sostanze stupefacenti e principi attivi che contiene sono molto differenti tra le due tipologie di canapa.

tipi di cannabis indica

RUDERALIS

La canapa ruderalis è stata scoperta e studiata per la prima volta all’inizio del 1900 e le sue piante sono state trovate per la prima volta nella Russia centrale.

La cannabis ruderalis è molto bassa e le sue foglie molto più piccole della canapa sativa e di quella indica.

Rispetto agli altri tipi di canapa, questa pianta riesce a crescere in un clima rigido e può essere anche infestante se non ha altre piante vicine.

La sua percentuale di THC è molto bassa e il suo utilizzo è per la maggiore quello di incrociare gli altri due tipi di canapa per ottenerne un tipo che racchiuda le principali caratteristiche dei due incrociati, lasciando sempre la canapa sativa o quella indica come predominante.

cannabis ruderalis

Differenze tra tutti i tipi di marijuana

Le differenze sostanziali tra la Marijuana sativa e la Marijuana indica possono essere molte.

Eccole di seguito elencate.

Morfologia delle varie tipologie di marijuana

La prima differenza che ci colpisce subito, se dovessimo averne la possibilità di vederla, è proprio la pianta.

La cannabis sativa ha una pianta molto alta, leggermente ramificata, con le foglie molto strette e di colore più chiaro, la cannabis indica ha la pianta molto più bassa, è densamente ramificata e presenta foglie più larghe.

La Marijuana sativa è sempre coltivata all’esterno anche per la grandezza della pianta stessa mentre la Marijuana indica è possibile anche coltivarla all’interno.

Effetti dei diversi tipi di cannabis

Gli effetti dei due tipi di Marijuana sono molto differenti.

La Marijuana sativa ha un effetto ravvivante, risveglia la creatività e a volte può avere effetti allucinogeni.

La Marijuana indica invece ha un effetto rilassante e calmante, produce un rilassamento muscolare estremo con una comparsa di tremolio e formicolio di alcune parti del corpo. Viene consigliata per l’uso notturno.

Origine geografica delle due piante

Un’altra differenza che si può avere tra i due più grandi gruppi di Marijuana è l’origine geografica.

La Marijuana sativa viene indicata come da un origine europea mentre la Marijuana indica o indiana, come dice anche il nome, ha un’origine indiana e quindi orientale.

Genetica delle piante di marijuana

L’ultima importante differenza tra i due tipi di Marijuana è quella genetica, da cui dipende la produzione di THC e CBD.

Le piante di cannabis che producono più THC sono le piante considerate sative mentre le piante che producono percentuali più alte di CBD sono quelle di canapa indica.

Il genere delle piante di cannabis

Come abbiamo accennato in precedenza le piante di canapa possono essere di genere maschile o di genere femminile.

Queste sono praticamente identiche nelle prime sei settimane di vita, dopodiché prendono la loro identità e possiamo riconoscerle e separarle per evitare l’impollinazione (e quindi variare i suoi valori di THC).

Pianta di marijuana maschile

pianta di cannabis maschio

La Marijuana maschio si differenzia dalla femmina per i suoi steli più spessi in quanto la pianta risulta essere alta e lo stelo deve poter sostenere il peso.

Inoltre la pianta maschio ha poche foglie rispetto alla femmina.

Questa pianta nei punti di giunzione tra gli steli e il gambo principale forma delle palline. Una volta maturate, le palline diventeranno dei fiori che rilasceranno il polline per andare ad impollinare la pianta femmina.

Se non trova nelle vicinanze una pianta da impollinare produce dei semi.

Solitamente per garantire un buon raccolto queste palline vengono tolte dalle piante. Se invece il nostro scopo è far riprodurre la pianta o creare degli incroci dobbiamo lasciare i fiori attaccati.

Questa pianta si coltiva sopratutto per la produzione di semi perché le foglie hanno un contenuto di THC e di CBD molto esiguo. Questo comporta che la coltivazione va sempre fatta lontana dalle piante di Marijuana femmina.

Pianta di marijuana femminile

pianta di cannabis femmina

La pianta di Marijuana femmina rispetto a quella maschio anche alla vista è molto diversa.

Guardandola sembra molto più delicata proprio come una donna; i suoi steli sono molto più sottili, la pianta più bassa e le fogli in numero molto maggiore rispetto alla pianta maschio.

La pianta di Marijuana femmina presenta nella ramificazione degli steli dei baccelli a forma di goccia e pieni di peluria traslucida.

Praticamente li troviamo nello stesso punto in cui nel maschio troviamo le palline con il polline, ma in questo caso questi baccelli non sono dannosi per la pianta femmina.

La pianta femmina è l’unica che riesce a produrre il THC e il CBD, ma solo se non viene impollinata.

Conclusioni

Dopo aver letto questo articolo siamo certi che tu abbia le idee molto più chiare sui vari tipi di marijuana, tutte le tipologie della pianta e le loro differenze.

Allora che aspetti? Prova subito la migliore marijuana light su justbob.it!

marijuana femmina

Come riconoscere la pianta di marijuana femmina e distinguerla dal maschio e quali sono le differenze di utilizzo.


Marijuana: tutte le informazioni utili sulle piante maschili e femminili.

Capire se una pianta di cannabis sia maschio o femmina è di fondamentale importanza per ogni amatore che si avvicini per la prima volta al mondo della consumazione di marijuana light e non.

Infatti, nonostante sia possibile fare uso di entrambe le tipologie di fiori, è bene sapere che soltanto quella femminile viene comunemente consumata dall’essere umano per ottenere i noti effetti benefici e/o psicoattivi.

Il contenuto di cannabinoidi presenti nei fiori maschili è invece talmente basso da non provocare risultati rilevanti sui consumatori abituali.

Nonostante questo, la sessualità delle piante è particolarmente complessa e degna di approfondimento.

Per questa ragione abbiamo creato una breve guida con l’obiettivo di chiarire le principali caratteristiche della pianta di marijuana.

È infatti importante che ogni consumatore che si avvicini ai prodotti a base di canapa sia informato sui metodi in cui le piante crescono e su alcune delle caratteristiche che riguardano la sua coltivazione ed il suo utilizzo!

TI stai informando anche sulle diverse varietà di marijuana? Leggi qui: “Marijuana Amnesia haze: tutte le caratteristiche“!

Quali sono le differenze fra una pianta di cannabis maschio e una femmina?

Maschio e femmina: come riconoscerlo?

I consumatori più esperti sanno che è molto importante riconoscere le differenze di sesso nella pianta di canapa, in quanto non solo gli effetti che producono le due tipologie sono molto differenti ma anche gli impieghi che se ne fanno vengono solitamente usati per la produzione di prodotti di varia natura.

Nelle fasi iniziali della crescita delle piante di canapa è già possibile stabilire il sesso della marijuana. Infatti basta attendere la seconda settimana di fioritura per osservare le ramificazioni che caratterizzano lo stelo.

Le piante maschili hanno una struttura più spessa e meno folta rispetto a quella femminile.

La distinzione fra le due tipologie risiede negli internodi degli steli.

I prefiori femminili sono infatti caratterizzati da una forma leggermente appuntita e da sottili peletti di colore bianco, i pistilli.

Quelli maschili invece presentano le gonadi – cioè gli organi sessuali di riproduzione – al cui interno si trova il polline in grado di fecondare gli esemplari femminili di marijuana.

Di seguito ti elenchiamo qualche altra curiosità e consiglio utile:

  1. Sopratutto se sei un consumatore amatoriale, potresti trovare difficile sperimentare la differenza di consumo delle due tipologie di canapa! Ricorda sempre che ci sono in commercio tantissimi prodotti alternativi ai fiori che si fumano, come per esempio preparati per tisane alla canapa. Per molti di questi si usano gli esemplari maschili in quanto sono ricchi di resina e presentano basse dosi di THC.
  2. Nelle prime settimane è davvero difficile riconoscere la differenza di sesso nella pianta di canapa. Il segreto risiede nella forma dei pistilli. Un pistillo femmina tende a rimanere vicino al tronco, quello maschile (dalla forma più arrotondata) pende maggiormente e crea in poco tempo altri pistilli.

Canapa: riconoscere maschio e femmina è importante. Ecco perché.

Come abbiamo già accennato, è di fondamentale importanza definire se la pianta sia di sesso femminile per preservarla da una possibile impollinazione da parte del maschio.

A seguito dell’impollinazione infatti, la pianta femmina inizia a produrre semi in maggiore quantità, non sviluppando dosi di THC rilevanti per il consumo.

Piante maschili, femminili ed ermafrodite: differenze e curiosità.

La particolare conformità di ogni singola piantina è indice della propria sessualità.

Al di là dei consigli principali che possono essere applicati dagli appassionati di marijuana (più o meno esperti), abbiamo pensato di raccogliere qualche curiosità per ogni singola tipologia di canapa.

Non solo infatti è utile conoscere in profondità le dinamiche riproduttive della marijuana per un suo corretto utilizzo, ma è anche importante essere informati a riguardo per rispettare e tutelare la varietà di piante presente in natura.

Le piante di marijuana possono essere di tre tipi: maschili, femminili ed ermafrodite. Partiamo proprio da queste ultime!

Piante di marijuana ermafrodite: cosa sono?

Questa tipologia di pianta è caratterizzata dalla presenza di caratteri sessuali sia maschili che femminili.

La percentuale predominante in ogni singola pianta può variare. Alcune tipologie presentano una predominanza di caratteri maschili, altre di caratteri femminili. Qualora la pianta di canapa presenti al 50% entrambi i “tipi sessuali” viene comunemente considerata di sesso maschile, in quanto capace di fecondare gli esemplari femminili.

I fiori delle piante ermafrodite non sono consumati abitualmente in quanto ricchi di semi.

Si tratta per la maggior parte delle volte di piante di sesso femminile che sviluppano anche le gonadi, cioè gli organi sessuali maschili. Questo può avvenire a causa di situazioni di forte stress durante la fase di pre-fioritura.

Piante ermafrodite: quali sono i fattori di stress?

Le situazioni di stress che portano una piantina di sesso femminile a mettere in moto un processo di ermafroditismo sono biotiche (cioè derivanti dalla natura biologica dell’organismo stesso) o abiotiche (cioè derivanti da fattori esterni.)

Siamo certi che in quanto consumatore, tu sia alla ricerca di prodotti sani e di alta qualità.

Per questo motivo in commercio trovi moltissime tipologie di canapa che crescono in un equilibrio favorevole allo sviluppo della vita della pianta stessa.

Esso viene definito con il termine di omeostasi e si riferisce ad un bilanciamento delle proprietà chimiche in cui la pianta si trova a crescere.

Uno dei principali fattori di stress è legato all’idratazione del terreno. Un ambiente troppo umido o troppo secco non consente alla pianta di canapa di crescere in salute e provoca spesso lo scompenso ermafroditico.

La cannabis necessita di un corretto ciclo di illuminazione per crescere in maniera sana. In fase di fioritura la coltivazione richiede un’esposizione solare di 12 ore. Mantenere le piante nell’oscurità più totale nel restante periodo della giornata, è condizione indispensabile per mantenere un’omeostasi della canapa.

Le piante di marijuana sono molto sensibili agli sbalzi di temperatura. Uno dei motivi più comuni per il quale le femmine sviluppano tratti riproduttivi anche maschili, risiede proprio nel non corretto mantenimento della temperatura esterna.

Pianta di Marijuana femminile: tutte le proprietà

Come abbiamo già ricordato, la pianta di marijuana femmina è quella che possiede la più alta dose di THC e consente di raggiungere l’high tanto agognato dai consumatori.

Le piante femminili inoltre, vengono usate anche per la produzione di oli, tisane e prodotti di origine naturale a base di cannabinoidi. Inoltre gran parte del mercato che gira attorno al CBD e al suo utilizzo riabilitativo, prende la sua materia prima proprio dai profumatissimi fiori delle coltivazioni di marijuana femminile!

Pianta di Marijuana maschile: caratteristiche ed usi alternativi

La caratteristica delle piante di canapa maschile è quella di impollinare e dunque agevolare la produzione di semi negli esemplari femminili.

Ma non si tratta solo di questo: infatti, nonostante siano meno ricercati, gli esemplari maschili hanno tanti impieghi utili che spesso vengono ignorati dai consumatori.

Gli effetti della cannabis maschile sono molto simili a quelli dell’hashish e provocano una forte risposta fisica da parte dell’organismo umano.

Ricorda sempre che anche qui sono presenti dosi di THC, seppur in maniera minore rispetto a quella propria delle coltivazioni femminili.

Èinoltre possibile ricavare la resina dalle foglie di cannabis maschile, in quanto essa è ottima anche per creare prodotti secondari come concentrati e infusi.

Le piante maschio infatti sono ricche di succo, il quale viene ricavato proprio dalle gonadi. L’estratto maschile presenta tutte le caratteristiche principali delle proprietà cannabinoidi, in particolar modo del CBD!

Conclusioni

Insomma, le alternative sono tante ed adatte ad ogni tipo di consumatore.

È bene tenerti sempre informato sulle proprietà della marijuana che consumi, in quanto è un ottimo modo per trovare i prodotti di qualità che maggiormente si avvicinano alle tue esigenze.

Se sei alla ricerca dell’high vero e proprio, l’assunzione di fiori femminili è sicuramente il metodo più adatto.

la marijuana fa dimagrire

Sapevi che la marijuana fa dimagrire? Ecco in che modo la cannabis influisce positivamente sul metabolismo.


Il consumo di Marijuana light e non produce diversi effetti sull’organismo.

L’azione del THC, uno dei più significativi principi attivi nella marijuana illegale in Italia, induce stati di profondo rilassamento e benessere, accompagnando il consumatore in una sorta di stato di quiete dove felicità ed euforia allietano ogni pensiero.

Da alcuni anni ormai diversi studi medici si prodigano per esplorare e approfondire tutti i benefici che il consumo di questa pianta comporta a livello biologico.

Molte varietà di cannabis, specialmente se light, contribuiscono ad esempio a ridurre stati infiammatori e dolori articolari.

Oltre a questi la Marijuana legale sembra aiutare a contrastare l’insorgere di stati d’ansia e depressione.

Esiste, tuttavia, una categoria di effetti su cui svariate equipe scientifiche si stanno soffermando: quelli legati al metabolismo.

La cannabis interagisce con il metabolismo, placando in molti casi il senso di nausea e stimolando l’appetito.

È, tuttavia, possibile che la Marijuana faccia dimagrire? I pareri degli esperti cercano tutt’ora di far luce sul fenomeno.

Vuoi saperne di più sulle principali varietà di erba? Leggi qui: “Cannabis bubblegum: caratteristiche, aroma ed effetti“!

La Marijuana e il metabolismo

Che il THC intensifichi l’appetito è un’esperienza che chiunque abbia fatto uso di cannabis conosce molto bene.

Il fenomeno è anche noto come “fame chimica”. Lo stimolo di gettarsi su qualsiasi cosa commestibile capiti a tiro è intenso e irrefrenabile.

Eppure molti studi dimostrano che, nonostante questa brama di cibo, a cui segue la cibazione quasi casuale degli alimenti più disparati, il pericolo d’obesità nei soggetti che fanno abituale consumo di Marijuana non sussisterebbe, anzi tutto il contrario.

Da diversi anni a questa parte molti filoni di ricerca si stanno concentrando sulla relazione tra cannabidiolo (CBD, fortemente contenuto nella cannabis legale) e metabolismo umano, in particolare sul suo rapporto con il sistema endocannabinoide.

Al momento si conoscono due principali recettori cannabinoidi presenti all’interno del nostro organismo: il CB1 e il CB2, la cui scoperta risale al 1990. Sono presenti in diverse regioni del nostro organismo, dal cervello al fegato.

Questi recettori sono partecipi di molteplici processi fisiopatologici, come la regolazione della percezione del dolore, delle fasi del processo digestivo e della funzionalità epatica.

Tra le varie funzioni svolte, il sistema endocannabinoide regola anche il bilancio energetico e il metabolismo. Questo avviene grazie alla sua stretta interazione con gli enzimi metabolici, coinvolti nel trasporto dei nutrienti e nella raccolta dell’energia.

Quando i recettori CB1 e CB2 vengono stimolati dal cannabidiolo, il loro contributo nell’assorbimento del cibo e delle sostanze nutritive si fa più intenso, aumentando l’efficacia delle principali fasi del processo digestivo e di conversione dell’energia alimentare.

l erba legale fa dimagrire

Nonostante i dati raccolti negli anni dimostrino la stretta correlazione tra il consumo di cannabis e metabolismo, che da avvio alla già citata “fame chimica”, l’argomento è ancora molto dibattuto. In tutto il mondo emergono ricerche che tentano di stabilire se esista o meno una relazione tra Marijuana e dimagrimento.

Yan Le Strat e l’analisi francese del fenomeno cannabis e metabolismo veloce

Nel 2011 Yan Le Strat, psichiatra presso l’università di Parigi, iniziò il proprio studio sui consumatori abituali di cannabis. Lo studio non si è ancora concluso: il ricercatore francese si era posto come obiettivo quello di un’analisi che durasse negli anni e monitorasse i fumatori di lunga data.

Il primo dato rilevante balzato all’occhio di Le Strat portò al confronto tra i suoi due campioni di ricerca. Nel gruppo composto dai consumatori abituali di Marijuana, riscontrò che solo il 16% riportava problematiche di obesità.

Dall’altra parte, invece, la situazione del gruppo di controllo, composto da individui con la stessa età e provenienza dei membri del primo, ma non facenti uso di cannabis, si presentava molto diversa.

La percentuale di obesi saliva al 26%, segnando un divario significativo.

Gli anni successivi, muovendo dalle basi di questo dato, trascorsero con il preciso intento di stabilire dei legami precisi e inconfutabili tra il consumo di Marijuana e il dimagrimento.

Stando alle parole di Le Strat il valore di certi dati non sarebbe discutibile, ma stabilirne la matematica certezza ad oggi non sembrerebbe ancora possibile.

La studio USA sugli effetti biologici della Marijuana sul metabolismo

Ci spostiamo ora in America, nello specifico negli Stati Uniti. Anche qui la curiosità mossa dagli effetti dell’uso di Marijuana sul corpo è lievitata.

Per questo motivo si è deciso di raccogliere membri tra le più prestigiose università statunitensi, con l’obiettivo di creare un team di ricerca che studiasse e analizzasse gli effetti dell’uso di cannabinoidi sull’organismo.

I risultati di questa ricerca sono stati pubblicati sul “The American Journal of medicine”, autorevole e prestigiosa rivista scientifica USA.

La prima indicazione di enorme utilità sarebbe legata all’azione di miglioramento della funzionalità insulinica stimolato dalla Marijuana.

I benefici non si fermerebbero qui: infatti il consumo di cannabis fornirebbe un valido aiuto nella prevenzione del diabete. Si tratta di due funzioni benefiche dal peso veramente enorme, a cui si affiancherebbe anche quella di ausilio nel mantenimento della linea.

Altro particolare emerso dalla ricerca sottolinea come il consumo abituale sia potenzialmente in grado di migliorare il controllo degli zuccheri nel sangue, aumentando, addirittura, i livelli di colesterolo buono.

Quelle messe sul piatto (a proposito!) sono una serie di acquisizioni veramente rilevanti, specialmente nell’ottica di un ulteriore approfondimento nella scoperta di terapie contro l’obesità.

Altri centri di ricerca statunitensi, interrogati sullo stesso argomento, avrebbero prodotto un’ipotesi plausibile.

Sarebbe possibile, infatti, che l’introduzione del consumo di Marijuana a scopo ricreativo riduca l’assunzione di alcol e, di conseguenza, di tutti gli zuccheri e le calorie contenuti nelle sostanze alcoliche.

La versione dell’Estremo Oriente: lo studio coreano sulla Cannabis

La dimostrazione lampante di quanto la comunità scientifica internazionale stia muovendo i primi decisi passi per stabilire l’effettivo coinvolgimento dei cannabinoidi sul dimagrimento, viene dalla molteplicità dei punti di vista autorevoli.

Dopo Francia e USA, ecco nel 2016 spuntare uno studio condotto da un’equipe di ricercatori coreani, pubblicato su “Molecular and cellular Biochemistry”.

Secondo questa ricerca l’attività del CBD sarebbe in grado di aumentare la capacità di bruciare le calorie. Un’azione già di per sé stupefacente, ma ancor più sbalorditiva se unita all’aiuto nella scomposizione dei grassi.

Il consumo di Cannabinoidi, inoltre, diminuirebbe la percentuale di creazione di nuove cellule grasse all’interno del corpo. Anche il team coreano ha preferito non scomporsi, pur riconoscendo la rilevanza dei dati raccolti.

Il giudizio finale è rimasto in linea con quello degli altri poli di ricerca.

La correlazione non è ancora certa, ma dalle prime acquisizioni si evince la necessità di un approfondimento per stabilire l’effettivo coinvolgimento tra Marijuana e dimagrimento.

Marijuana e non solo: rimanere in linea è una questione di stile di vita

Da quanto abbiamo analizzato la Marijuana potrebbe influire positivamente sul mantenimento della linea e, addirittura, interagire con il nostro organismo al fine di rallentare la produzione di cellule adipose.

Questi studi rappresentano solamente un primo smuovere le acque sull’argomento Cannabis che, con il tempo, sembra destare sempre maggiore interesse in ambito scientifico.

Nonostante i risultati emersi ci sentiamo, comunque, di sottolineare quanto importante sia prendere in considerazione la forma fisica nel suo intero processo.

Pensare di poter affidare ad un solo “ingrediente segreto” la propria linea sarebbe quantomai riduttivo.

Il nostro fisico rispecchia alla perfezione le nostre abitudini, evidenziando il nostro livello di attività e salute.

Convincersi che consumare Marijuana possa essere la svolta nel raggiungimento del peso forma senza sforzi è, di per sé, un tentativo di giustificazione della propria mancanza di forza di volontà.

Consumare Cannabis potrebbe venire in aiuto: tuttavia niente potrà sollevarci dal sacrificio, in termini di attività fisica e abitudini sane, necessario al raggiungimento di una splendida linea.

marijuana nel sangue

Paura dell’esame delle urine? Scopri per quanto tempo rimane la marijuana nel sangue.


Una delle domande più frequenti tra i consumatori di erba (come puoi immaginare non solo marijuana light) riguarda la permanenza delle tracce di THC nel sangue.

Per molti non è infatti raro sottoporsi a test antidroga o esami delle urine o del sangue per i più disparati motivi, spesso lavorativi e sportivi.

In realtà, non è possibile fornire una risposta semplice ed univoca su quanto rimane l’erba nel sangue o sui tempi di smaltimento delle sostanze stupefacenti nelle urine.

In questo caso entrano in gioco differenti fattori da considerare per conoscere i tempi e le modalità per espellere più facilmente il THC dal proprio corpo.

Naturalmente entra in gioco anche la differenza tra erba legale e non, in quanto la prima contiene dei livelli di THC molto più bassi rispetto al CBD, non provocando, così, alcun tipo di effetto stupefacente.

Ma, prima di tutto, che cos’è il THC e quali sono i suoi effetti?

THC: proprietà ed effetti

Una “traccia” dell’assunzione di erba è data proprio dal THC, il principio di natura psicoattiva della cannabis.

Tale sostanza agisce in modo simile ai cannabinoidi prodotti naturalmente dal nostro organismo. Il THC (tetraidrocannabinolo) attiva determinati recettori nel nostro cervello, influenzando la memoria e la percezione sensoriale del consumatore.

Più precisamente, stimola le cellule del nostro cervello che rilasciano dopamina, generando euforia e una sensazione di piacevole tranquillità.

Naturalmente è bene sottolineare che non ha solo effetti positivi. Spesso, infatti, può indurre allucinazioni, stati paranoici, ansia e tachicardia.

L’erba è considerata illegale a causa degli effetti psicotropi esercitati dal THC, la cui assunzione è sconsigliata in occasione di gravidanza, allattamento o eventuali disturbi del sistema cardiorespiratorio.

Quanto tempo serve per eliminare il THC dal sangue?

quanto rimane l'erba nel sangue e nelle urine

I fattori che contribuiscono all’espulsione dei cannabinoidi dal sangue sono molteplici e variano dal metabolismo fino alla frequenza di consumo.

In linea generale, dopo un paio di giorni si dovrebbe essere puliti anche se, in caso in di un assiduo consumo, tale operazione può anche richiedere oltre una settimana.

La marijuana è presente nel sangue in un periodo più breve rispetto all’urina e ai capelli, ciò perché la quantità di THC che entra in circolo nel sangue è assai ridotta.

Naturalmente, come i consumatori più esperti sanno, le dosi di THC non sono sempre le stesse, quindi i residui di marijuana nel sangue variano anche in base alla quantità assunta e alla potenza dell’erba stessa.

Inoltre bisogna sapere che nei test del sangue non si cerca il THC ma un suo metabolita: THC-COOH, una sostanza liposolubile immagazzinata nelle nostre cellule e che permane nel nostro sistema più a lungo rispetto alle altre.

La presenza di THC-COOH indica che l’erba è stata consumata tempo fa, invece, se vengono rilevati entrambi, è probabile che sia stata consumata nelle ultime ore.

C’è un limite di legalità nella presenza di THC nel sangue?

Un’altra domanda frequente tra i consumatori di erba legale riguarda un eventuale limite di THC nel sangue.

In verità, essendo poco chiare le leggi attuali, se il consumatore viene obbligato ad effettuare analisi del sangue nessun limite prestabilito può aiutarlo. La positività del test in sé indica l’uso di droghe e quindi, comporta delle conseguenze.

Come eliminare il THC presente nel sangue

Il modo migliore per far risultare i test antidroga negativi è, chiaramente, astenersi dall’utilizzo di erba nei giorni precedenti, proprio perché rilascia tracce a breve termine e bastano pochi giorni per eliminarlo.

Uno dei metodi migliori per disintossicare il proprio corpo sta nel seguire una dieta sana e fare molto esercizio fisico, così da eliminare il THC dal nostro organismo.

Inoltre può risultare molto utile bere due litri d’acqua al giorno.

Anche mangiare fibre può aiutare ad espellere i metaboliti tramite l’intestino.

Parlando di metodi adatti ad eliminare la marijuana nel sangue, bisogna sfatare alcuni miti: l’aceto, le aspirine e il latte non aiutano in alcun modo.

Tipologie di test che possono rilevare tassi di THC

Come già accennato, sono diversi i test utili a rivelare il consumo di erba oltre quello del sangue. Infatti, abbiamo anche i seguenti:

  • Test delle urine
  • Test della saliva
  • Test del capello

L’esame delle urine è sicuramente quello più noto. Per evitare che questo risulti positivo, bisognerebbe evitare di consumare erba almeno per i trenta giorni precedenti.

Ciò perché la presenza del THC nelle urine è riscontrabile per un periodo più lungo rispetto al sangue.

L’analisi del capello, invece, risulta il più insidioso poiché riesce a dimostrare un consumo di cannabis risalente anche a sei mesi dall’ultimo utilizzo.

Il test della saliva accerta la presenza di THC per circa 24 ore massimo dall’ultimo consumo. Non a caso è tra gli esami meno utilizzati poiché ritenuto poco affidabile, anche se più veloce ed economico.

I prodotti CBD possono risultare positivi alla droga?

Il CBD, un altro cannabinoide contenuto nella cannabis ma che, a differenza del THC, non ha alcun effetto psicotropo, motivo per cui è considerato pienamente legale in Italia.

Di solito i test non vengono effettuati per analizzare eventuali tracce di CBD, però un’assidua assunzione potrebbe dare un risultato positivo al consumo di droga in un test.

Essendo comunque un estratto proveniente dalla Cannabis sativa, tranne il caso di estratti purificati, sia le inflorescenze di cannabis light sia i prodotti da essa derivati presentano concentrazioni minime di THC.

Stando a diverse ricerche anche il consumo elevato di grandi quantità di olio CBD possono condurre a risultare positivi ai test antidroga.

La scelta migliore è sempre dosare le quantità, sia di THC che di CBD, così da evitare problemi.

in jamaica è legale l'erba

In Jamaica la detenzione e il consumo di erba non è sempre stato legale. Scopri tutto a riguardo.


Jammin’, jammin’… La Jamaica, per molti, è la meta dei sogni: musica reggae, spiagge incantevoli e naturalmente, erba legale.

La verità, però, è che bisogna ripercorrere la lunga storia di questa isola caraibica per conoscerne il periodo di chiusura e proibizionismo che l’ha caratterizzata per tanto tempo (1913-2015) e che è terminato con leggi sicuramente più liberali, in vigore tutt’oggi.

Per spiegarti la situazione della marijuana in Jamaica, iniziamo con un po’ di storia.

La “prima cannabis” in Jamaica

La storia dell’isola caraibica è caratterizzata soprattutto da oppressione e schiavitù subita dall’impero britannico. La cannabis, però, fu importata da servi indiani a partire dalla metà del XIX secolo.

I primi semi proveniente dall’India saranno, dunque, quelli che daranno il via ad una fiorente cultura della pianta di marijuana. Infatti, grazie alla fusione tra queste due civiltà, l’erba diventerà popolare soprattutto fra le classi più umili.

Si è stimato un consumo parecchio elevato tra uomini, donne e ragazzini appartenenti alle caste rurali: il 70% faceva utilizzo d’erba; anche se molti studi dimostrano che, ancora oggi, il suo uso si è diffuso ampiamente rispetto a prima.

L’influenza dell’India in Jamaica è evidente anche da un’attenta analisi del termine “Ganja”: un termine di origine sanscrita tradotto, appunto, come “canapa”.

La nascita della cultura rastafariana in Jamaica

cultura rastafariana: la marijuana in giamaica

Il consumo di marijuana in Jamaica si è consolidato a partire dal 1920, quando un gruppo di religiosi iniziò a professare il proprio credo, cioè il rastafarianesimo, sull’isola.

Questo movimento ha origine in Etiopia dall’Imperatore Ras (“testa”) e Tafari (“l’onorato”). All’emergere di questa nuova cultura consegue il consolidamento di quella della cannabis, considerata fondamentale durante le cerimonie religiose.

I rastafariani, infatti, durante la meditazione o le cosiddette “sessioni di ragionamento” fumano in cerchio l’erba “santa” per discutere generalmente di questioni morali. Una tra le più interessanti caratteristiche di tali funzioni è che, il passaggio della marijuana viene fatto in senso antiorario per entrare in contatto con “Jah”, l’unico Dio che venerano.

L’uso dell’erba non è solo legato alla capacità di alterare la mente, ma secondo i devoti al culto di Jah, può condurre ad una speranza più profonda. Infatti, non mancano i riti contrassegnati da danze, musica e fumo il cui scopo è celebrare i benefici dell’erba stessa.

Appare intrigante anche il fatto che i rastafariani considerano la cannabis una parte dell’albero della vita menzionato nella Bibbia, ritenendo che l’erba sia uno strumento per giungere una maggiore conoscenza di se stessi, dell’universo e di Dio.

Quindi, è il veicolo che conduce alla conoscenza cosmica.

Tale movimento, celebra la saggezza ed il controllo di sé, per cui è avverso a qualsiasi forma di ubriachezza.

Non si può non menzionare Bob Marley, un colosso della musica reggae che promosse la religione di Rastafari attraverso le sue canzoni, promuovendo i concetti di “pace e amore” al fine di combattere l’oppressione politica e razziale.

Leggi sulla ganja in Jamaica

Fino a poco fa, contro ogni credenza, la marijuana era illegale in Giamaica. Tutto ciò comportò non solo pene pesanti verso coloro che ne facevano uso, ma incrementò un forte odio verso i rastafariani e il loro stile di vita.

Si ricorda, infatti, l’evento del 1963 conosciuto come “bad friday” quando il governo arrestò circa quattrocento persone devote a Rastafari.

Dopo anni di proibizionismo, nel 2015 vengono emanate nuove normative che sanciscono la depenalizzazione per uso personale medico o religioso; un vero e proprio passo avanti per l’isola caraibica.

È possibile, infatti, avere con sé erba per consumarla personalmente (non bisogna superare le due once, cioè 56 grammi) e coltivare un massimo di 5 piante per casa.

Anche il consumo di ganja durante i riti religiosi, per la prima volta, è stato considerato legale.

Il cambiamento più grande ottenuto con queste nuove leggi è che, ora, la marijuana a scopo terapeutico è legale. Per ottenerla, come in Italia e in altri Stati, bisogna avere una prescrizione medica.

Un’altra attività che noi stranieri possiamo svolgere solo in Jamaica è un tour di un campo di marijuana!

Tali norme sono viste come dei supporti alla nascente industria della cannabis: non può far altro che giovare all’economia del Paese, visto come uno dei maggiori pretendenti della piazza in un futuro mercato a livello globale.

Popolarità della cannabis in Jamaica.

La patria del reggae registra a partire dal 1970 un crescente numero di consumatori di cannabis. Tutto ciò è dovuto, naturalmente, alla diffusione del rastafarianesimo e alla musica di Marley (non a caso la nostra azienda si chiama JustBob!) o Peter Tosh, i quali decantavano apertamente il loro amore verso questa pianta.

Col tempo, sono sorti dei club per consumatori di cannabis il cui scopo è quello di fornire ganja di buona qualità ai consumatori locali.

Tale mercato aiuta a garantire non solo l’alta qualità di una produzione, ma è strettamente legato ai benefici che potrebbero essere ricavati dalla legalizzazione della marijuana.

Nonostante la situazione legislativa ora presente in Jamaica, è possibile che gli abitanti lotteranno per sovvertire nuovamente la situazione e rendere il Paese libero, così come lo sognano e così come lo hanno sempre immaginato i turisti.

è legale fumare erba in italia

In Italia comprare erba light è legale, ma il suo utilizzo prevede delle limitazioni. Ecco cosa impone la legge nel 2019 riguardo il fumo e qual è la marijuana legale in Italia.


Fumare erba (light e non) è legale in Italia?

La marijuana legale in Italia è la varietà della Cannabis Sativa con concentrazioni di THC inferiori allo 0,6%, ovvero la cosiddetta cannabis light.

Il commercio e la produzione di tale varietà sono stati legalizzati in Italia dalla legge del 2 dicembre 2016, n.242.

In particolare questa norma legalizza completamente la compravendita di marijuana light ed il suo possesso, ma non ne riconosce l’uso a scopo ricreativo… Né lo proibisce.

Sta di fatto che l’utilizzo della marijuana e delle altre sostanze stupefacenti è attualmente regolamentato dalla legge Fini-Giovanardi del 21 febbraio 2006, n.49.

Ma in questo caso la cannabis è intesa come droga, mentre la varietà depotenziata non lo è, in quanto non presenta effetti psicoattivi. Rimane dunque un vuoto normativo che, per il momento, ci fa attenere alle disposizioni della legge appena citata.

Devi sapere che la legge in questione ha escluso ogni responsabilità penale nel caso di detenzione per uso personale di cannabis light e psicoattiva, per cui l’uso ricreativo è semplicemente un illecito amministrativo.

Ti consigliamo dunque, se vuoi fumare o ingerire marijuana, di farlo esclusivamente presso il tuo domicilio.

Infatti, qualora subissi un controllo da parte delle Autorità, potresti incorrere nelle seguenti sanzioni:

  • Se guidi dopo aver fumato o ingerito erba (anche light, in quanto il THC potrebbe risultare ai controlli) ti verrà  sospesa la patente di guida, l’eventuale certificato di abilitazione professionale per la guida di motoveicoli e certificato di idoneità alla guida di ciclomotori. Se non stai guidando ma subisci comunque dei controlli, potrebbe esserti vietato conseguire le abilitazioni alla guida nei successivi 3 anni;
  • Potresti ricevere una sospensione della licenza di porto d’armi o il divieto a conseguirla;
  • Le Autorità potrebbero sospenderti il passaporto e ogni altro documento equipollente o potrebbero vietarti il loro conseguimento;
  • Se non sei italiano, ti verrà sospeso il permesso di soggiorno per motivi di turismo o potrebbero vietarti il suo conseguimento.

Anche fumare inflorescenze di marijuana light, dunque, se subisci controlli da parte di un agente di polizia, dei carabinieri o della guardia di finanza, rientra teoricamente nell’illecito amministrativo in quanto la legge n.242 non fa alcun riferimento a riguardo.

Ma cosa succede dopo l’intervento delle Autorità?

In Italia non si può fumare marijuana. Ecco cosa succede se le Autorità registrano la denuncia dell’illecito.

La denuncia dell’illecito comporta la convocazione, fissata per un giorno preciso, presso la Prefettura di competenza, dopodiché si può verificare una delle seguenti opzioni:

  • Un ammonimento formale a non far più uso di sostanze;
  • L’applicazione delle sanzioni previste dall’illecito (ovvero quelle illustrate nel precedente paragrafo).

È rimesso totalmente all’arbitrio dell’ufficiale delle forze dell’ordine scegliere quale linea seguire; solitamente se si tratta di una denuncia senza altri precedenti penali si preferisce optare per la prima soluzione, ma, come si è detto, è tutto a discrezione dell’ufficiale.

Non mancano, inoltre, casi in cui le forze dell’ordine hanno semplicemente proceduto al sequestro della cannabis, nel caso in cui si trattava di marijuana psicotropa, ed al semplice ammonimento al possessore.

Oppure casi in cui le forze dell’ordine decidono di chiudere un occhio, soprattutto se quella consumata si tratta di marijuana light (riconoscibile dallo scontrino e dalla confezione).

A proposito di scontrino, sai quanto costa la cannabis depotenziata? Leggi il seguente articolo e scoprilo: “Il prezzo dell’erba legale in Italia e nel mondo“!

Fumare erba, illegale ma…

Come si è detto, fumare marijuana in Italia è ancora illegale: nel caso di cannabis light ne è illegale solo il consumo, ma non la coltivazione, la compravendita e il possesso; nel caso della marijuana psicotropa, invece, tutto ciò che la riguarda è ancora considerato illecito.

Nonostante rappresenti un illecito, tuttavia, numerose persone preferiscono assumere cannabis light fumandola da sola o in una miscela con il tabacco.

fumare erba legale in italia

Entro le mura domestiche, infatti, non vi sono controlli per cui ci si affida al proverbio che recita: “Occhio che non vede, cuore che non duole”.

Invece la marijuana light all’aperto risulta essere facilmente individuabile: gli aromi che rendono particolarmente pregiate alcune tipologie di cannabis, con sfumature e note più o meno variegate e delicate, sono unici e inconfondibili.

Fumarla, poi, aiuta tali aromi a sprigionarsi e a diffondersi nell’aria, per cui non è affatto complicato rendersi conto se in un luogo qualcuno sta fumando una canna o meno.

Inoltre le “canne” o “spinelli” hanno una forma caratteristica e facilmente distinguibile da una qualsiasi sigaretta.

Per questo motivo molti preferiscono non correre rischi e fumare cannabis unicamente entro le mura di casa.

In attesa della completa legalizzazione dell’uso della cannabis light anche a scopo ricreativo, così come avvenuto in Canada e in alcuni Stati degli USA, ti raccomandiamo di fare attenzione.

Attieniti agli usi riportati sulle nostre confezioni di erba legale oppure, se preferisci fumarla o ingerirla (magari in una buonissima torta alla marijuana!), fallo dentro le mura domestiche.