CBD e convulsioni, i dati della ricerca dell’Università della North Carolina

CBD e trattamento convulsioni nella sindrome di Angelman

Gli effetti del CBD possono placare le convulsioni: ecco cosa dice la ricerca dell’Università del North Carolina.

Il cannabidiolo (CBD) è un cannabinoide contenuto in quantità variabili nei fiori di cannabis “classica” e in elevate percentuali nella cannabis light e nell’hashish legale, chiamato non a caso hashish CBD. Si tratta di un composto prodotto dai tricomi, ghiandole filamentose del fiore di canapa, insieme agli altri cannabinoidi come il THC e alle sostanze aromatiche chiamate terpenoidi.

Ultimamente la ricerca medico-scientifica si è concentrata in maniera particolare sul CBD, in quanto sembra interagire in maniera altamente positiva con il nostro sistema endocannabinoide; ad esempio i principali effetti del CBD sono antidolorifici, antinfiammatori, mitigatori dell’ansia e di molte altre condizioni neurologiche.

La ricerca della Scuola di Medicina della University of North Carolina – di cui ti parleremo oggi – e numerosi altri studi dimostrano che il CBD può anche alleviare le convulsioni e portare alla normalità i ritmi cerebrali della rara sindrome di Angelman (AS), malattia neurologica che provoca ritardo mentale, epilessia, deformazioni facciali e altri sintomi molto gravi.

CBD per alleviare convulsioni e altri sintomi della sindrome di Angelman: ecco cosa dice la ricerca della UNC.

ricerca University of North Carolina su CBD e sindrome Angelman

Lo studio della University of North Carolina, chiamato CBD may alleviate seizures, benefit behaviors in people with neurodevelopmental conditions, è stato pubblicato il 18 settembre 2019 sul Journal of Clinical Investigation.

I ricercatori hanno condotto gli studi su modelli animali manifestanti la sindrome di Angelman, e gli eccellenti risultati mostrano come il CBD potrebbe essere molto utile anche nel trattamento di bambini e adulti affetti da questa patologia.

Nello specifico, la sindrome di Angelman è causata dall’assenza di una porzione del cromosoma 15 e caratterizzata in particolare da:

  • disabilità intellettiva,
  • ritardo nello sviluppo psicomotorio,
  • afasia (mancanza di parola),
  • disfunzioni del ritmo cerebrale,
  • grave epilessia, spesso farmaco-resistente.

Il direttore associato del UNC Neuroscience Center, Ben Philpot, manifesta una forte esigenza di trattamenti efficaci, al momento insufficienti, per i bambini affetti da sindrome di Angelman. Solo una cura efficace potrebbe aiutarli a migliorare la loro qualità di vita e supportare anche le loro famiglie e i loro terapeuti.

Il professor Philpot afferma inoltre che il CBD potrebbe aiutare la comunità medica a soddisfare tale necessità in modo sicuro, in particolare per il trattamento delle deleterie crisi epilettiche tipiche della sindrome in questione.

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CBD per trattare i sintomi della sindrome di Angelman? Ci sono eccellenti prospettive.

Nel 2018 la Food and Drug Administration (FDA), ovvero l’ente governativo statunitense che regola e amministra i prodotti alimentari e farmaceutici, ha approvato l’utilizzo del CBD per placare le crisi relative a due rare forme di epilessia. Nonostante ciò, si conosce ancora ben poco sugli effetti antiepilettici e comportamentali del cannabidiolo sulle persone affette da sindrome di Angelman.

Il laboratorio di ricerca di Ben Philpot è uno dei leader americani nella creazione di modelli animali geneticamente modificati per mostrare disturbi dello sviluppo neurologico.

cbd sui topi per ricerca convulsioni

I ricercatori utilizzano proprio questi modelli per trovare nuove cure a diverse malattie, come la sindrome di cui ti parliamo in questo approfondimento.

Gli studi condotti dal ricercatore Bin Gu, post-dottorando nel laboratorio di Philpot, hanno dimostrato gli effetti benefici del CBD sulle crisi epilettiche (ma anche sui deficit motori e sulle anomalie dell’attività celebrale) nelle cavie da laboratorio geneticamente modificate per imitare la sindrome di Angelman. C’è dunque la possibilità che, dopo adeguati studi clinici, il CBD possa essere utilizzato anche a uso clinico nei pazienti bambini e adulti.

Precisamente, è stato dimostrato che una sola iniezione di cannabidiolo abbia ridotto l’entità delle convulsioni nei topi (gli spasmi sono stati indotti dai ricercatori aumentando la temperatura corporea delle cavie o mediante l’emissione di forti rumori).

Una classica dose anticonvulsivante di CBD, ovvero 100 mg/kg, ha sedato leggermente i topi ma non ha avuto grandi effetti sull’equilibrio e sulla coordinazione dei movimenti.

Il CBD ha inoltre ripristinato i normali ritmi celebrali, normalmente compromessi nelle persone affette dalla sindrome di Angelman.

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Le conclusioni dei ricercatori riguardo l’utilizzo del CBD nel trattamento dei sintomi della sindrome di Angelman

I ricercatori della University of North Carolina sono sicuri che lo studio possa dare il via ad ulteriori ricerche sull’utilizzo del CBD per placare gravi sintomi della sindrome di Angelman e anche altri disturbi dello sviluppo neurologico.

Hanno inoltre affermato che le famiglie dei pazienti e i pazienti stessi dovrebbero chiedere consiglio al loro medico prima di assumere qualsiasi prodotto a base di cannabidiolo, che si tratti di cristalli puri o di olio CBD, in quanto mancano per il momento gli studi clinici necessari a stabilire sia l’efficacia che la sicurezza di questo composto.

Comunque sia, la ricerca scientifica sugli effetti del CBD si sta portando avanti soprattutto nei Paesi in cui la cannabis non spaventa più. Ci auguriamo che questi studi portino buoni risultati anche nell’uomo e che i cannabinoidi possano essere oggetto non più di sospetto bensì di sicurezza e fiducia.