Cbd legale: ecco perché in Italia non si riesce a parlarne in maniera costruttiva

Cbd legale: ecco perché in Italia non si riesce a parlarne in maniera costruttiva

Se è difficile che la comunità scientifica raggiunga accordi su certi temi, nell’ambito della politica, sembra addirittura impossibile. Ecco gli ultimi sviluppi italiani sulla questione “CBD legale”.

Partiamo da una constatazione: i prodotti a base di cbd legale, in Italia, influenzano in maniera rilevante l’economia nel settore della coltivazione della canapa.

Esempio delle fortissime diatribe che caratterizzano CBD e cannabis è stata anche la decisione del Ministro Speranza di firmare un decreto, poi pubblicato in Gazzetta ufficiale, che sembra quasi rinnegare anni di studi e battaglie relative al CBD.

Le decisioni riguardanti l’inserimento nella tabella dei medicinali (sezione b del D.P.R. n. 309/1990 e successive modificazioni) di “composizioni per somministrazioni ad uso orale di cannabidiolo ottenuto da estratti di cannabis”, vengono ritenute illogiche da tutta una serie di personalità autorevoli.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), non molto tempo fa, raccomandava all’Italia di evitare l’inserimento dei prodotti a base di cbd, nelle stesse tabelle in cui sono inseriti i medicinali con stupefacenti. 

Le raccomandazioni inviate, nel gennaio 2019 all’ONU, sono il frutto di un importante lavoro di rivisitazione scientifica sull’uso terapeutico e potenziali danni (o pericoli) della cannabis.

Per questo, dal blog di JustBob abbiamo deciso di aggiornarvi sulle polemiche attuali (riguardo a cbd shop, cannabis light, olio cbd, erba legale…) prendendo come punto di riferimento la massima autorità  in campo sanitario.

In Italia (e nel mondo) troppe contraddizioni sul cbd legale e lo status della canapa light

Paolo Ficara, dell’intergruppo parlamentare per la cannabis legale, esprime su facebook la contrarietà verso le decisioni del Ministero della salute. Nel suo post, si può leggere un elenco di elementi connessi al mondo della canapa e del cbd legale.

Elementi che allo scopo di un’interazione costruttiva (secondo noi di Justbob) dovrebbero solo tentare di concentrarsi su scopi e mezzi oggettivi.

foglia di marijuana

In ballo, secondo Ficara ci sono:

  • la penalizzazione per il settore della coltivazione
  • i colossi farmaceutici
  • i passi avanti del Ministero dell’Agricoltura
  • le filiere estrattive dei principi della marijuana (legale)
  • il proibizionismo e le politiche di lotta alle mafie
  • lo sviluppo sostenibile, relativamente al potenziamento del settore agricolo, funzionale alla salvaguardia di ambiente ed ecosistemi

La situazione non è  affatto semplice da gestire.

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Dell’intergruppo parlamentare fanno parte oltre 70 parlamentari di diversi partiti politici (tra cui Leu, del ministro Speranza).

Il decreto viene ritenuto illogico perché in contrasto con vari fattori. Un esempio?

Il Ministero dell’Agricoltura, aveva promosso da neanche un mese l’inserimento dei prodotti della pianta di cannabis tra le varietà officinali.

Forse il problema in Italia non è che non si riesce a parlare in modo costruttivo: proprio non si parla!?

Inoltre, nei giorni precedenti alla pubblicazione del decreto in gazzetta, l’Agenzia delle dogane e dei Monopoli richiedeva ai commercianti coinvolti di provvedere ad una certificazione: che non si occupassero di canapa o cannabis light derivata da infiorescenze.

Con il decreto, poi, si arriva a negare la possibilità (in emergenza covid) di spedire e ricevere le composizioni galeniche richieste da tante persone. Servizio richiesto sia per le difficoltà di reperire i prodotti nelle farmacie che per le difficoltà di spostarsi.

Forse oltre alla comunicazione manca una “visione” generale?

bocciolo di cannabis

Situazione post-decreto: le novità degli ultimi giorni

Cosa succederà quindi al cbd legale? Per adesso il Ministro Speranza ha fatto un passo indietro. Forse proprio a causa di tante polemiche ha deciso di sospendere il decreto, lo ha “cancellato”.

Vengono avviati altri approfondimenti scientifici e un tavolo di discussione interministeriale prenderà decisioni più accurate (speriamo), dopo le ulteriori valutazioni dell’Istituto Superiore di Sanità e del Consiglio Superiore di Sanità.

A dicembre, intanto, l’Onu voterà sulle raccomandazioni che l’Oms chiede di adottare dopo studi interminabili di revisione scientifica, confronto con i governi, i ricercatori, gli ammalati e le associazioni.

Se il problema principale dovesse corrispondere a quanto si legge nella premessa del decreto:

“attualmente è in corso di valutazione presso l’Agenzia italiana del farmaco (AIFA) una richiesta di autorizzazione all’avvio della commercializzazione di un medicinale, in soluzione orale contenente cannabidiolo, che ha già ricevuto l’autorizzazione all’immissione in commercio, centralizzata da parte dell’European Medicines Agency (EMA)”

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…forse non ci troviamo di fronte alla solita complessità di dialogo (tutta italiana).

Cominciano a delinearsi vari scenari connessi alla situazione italiana: quello Europeo e quello mondiale.

Gli schieramenti attuali sulle raccomandazioni dell’OMS, dopo la riunione “intersessionale” della Commission on Narcotics Drugs (CND), non lasciano intendere che la situazione si possa risolvere in breve tempo. 

Non si può fare altro che essere ottimisti. Le evidenze scientifiche sugli effetti positivi del cbd (capacità rilassanti, antinfiammatorie e antidolorifiche) non dovrebbero essere trascurati in queste riunioni istituzionali.

E neanche il fatto che oltre al trattamento di diverse patologie, grazie a questa pianta, in Italia nel mercato connesso si produce un indotto di 150 milioni di euro e si contano 15mila operatori (per il momento).