Marijuana in gravidanza e allattamento: cosa dice la scienza a riguardo

marijuana in gravidanza

È possibile assumere marijuana in gravidanza e allattamento? Scopri cosa dicono gli studi scientifici a riguardo.


Marijuana (light e non) e gravidanza

La gravidanza rappresenta, per ogni futura madre e ogni bambino, uno dei periodi più delicati in assoluto: durante i 9 mesi della gestazione, infatti, il feto attraversa tutti i passaggi di formazione e di sviluppo nell’utero della madre, dipendendo interamente dal corpo di lei per le sostanze nutrienti e difese immunitarie.

D’altro canto, alla la donna la gravidanza può portare a nausea, acidità di stomaco, dolori articolari, ansia o stress, tutti sintomi con cui la donna è costretta a convivere in quanto la somministrazione di farmaci è caldamente sconsigliata salvo casi eccezionali.

Insieme ai farmaci, sono sconsigliate anche altre sostanze come alcol e tabacco, che possono intervenire nel processo di sviluppo del bambino. Tra le sostanze sconsigliate, vi è anche la marijuana light e non.

Numerosi studi scientifici, tra cui quelli della Divisione Ostetrica e Ginecologica, del Dipartimento Politiche Antidroga e del Sistema Nazionale di Allerta Precoce, hanno dimostrato che il THC (tetraidrocannabinolo) ha un impatto negativo sul feto.

Fumare cannabis in gravidanza, o assumerla in qualsiasi altra modalità, può comportare danni irreversibili al sistema nervoso centrale del bambino (modifiche della struttura cerebrale, alterazioni cognitive e comportamentali e alterazione della normale espressione del corredo genetico).

La marijuana light, dunque la cannabis legale in Italia, risulta essere altamente sconsigliata alle donne in gravidanza in quanto, pur se in quantità irrisorie, contiene THC. Dunque la salute del bambino verrebbe in ogni modo messa in pericolo.

Vuoi sapere cosa prevede la legge italiana sulla cannabis light? Leggi il seguente articolo: “Cosa prevede la legge italiana sulla marijuana, sul suo consumo e sulla coltivazione“.

Ma tra i principali metaboliti della cannabis vi è anche il CBD. Cosa dicono gli studi riguardo la sua assunzione?

Gli effetti del CBD sulla gravidanza

Contrariamente al THC, il CBD (cannabidiolo), l’altro principale metabolita contenuto nella marijuana light, non presenta particolari controindicazioni in periodo di gravidanza.

Anzi, l’European Study of Farmacology ha pubblicato già da tempo, nel 2004, una serie di studi secondo i quali l’assunzione di CBD non solo rappresenta un rimedio contro tutti i sintomi che affliggono le donne in gravidanza, ma
favorisce lo sviluppo del feto e la crescita del neonato.

In particolare il CBD risulta fondamentale per la stimolazione dell’endocannabinoide CB1, del quale è antagonista, fondamentale per il processo di sviluppo fisiologico del sistema nervoso e cerebrale in fase pre e post natale.

Per quanto riguarda, invece, la madre, gli effetti ansiolitici, antinfiammatori e analgesici del CBD potrebbero dimostrarsi l’unico sollievo che sia compatibile con la gravidanza e che rappresenti alcuna minaccia per il feto.

Contrariamente alla tendenza registrata nelle ricerche antecedenti al nuovo millennio, la comunità internazionale di scienziati e studiosi si sta interessando sempre più al cannabidiolo e agli effetti terapeutici della cannabis light.

In particolare, numerose ricerche e esperimenti in laboratorio hanno riportato che il CBD non comporta alterazioni al normale sviluppo fisiologico dell’embrione ma, grazie alla sua azione di rilassamento dei muscoli, facilita notevolmente il superamento della fase di travaglio.

L’azione antidepressiva e ansiolitica, invece, potrebbe (se gli studi confermano che il CBD non influisce negativamente sulla fase di allattamento) permettere alle madri di superare anche le problematiche che possono insorgere dopo il parto.

Consumo di CBD durante l’allattamento

marijuana in gravidanza e allattamento

Le ricerche sul sistema endocannabinoide umano (ECS) sono ancora in corso.

Nel 2015 la Academy of Breastfeeding Medicine (ABM) ha pubblicato un elenco di linee guida sul consumo di cannabis: viene messo in evidenza l’assenza di dati necessari a poter delineare con chiarezza la reale influenza del CBD sul bambino durante la fase di allattamento.

Si consiglia preventivamente di essere cauti nel consumare CBD durante la fase di allattamento, per quanto i sondaggi riportano che circa il 10-20% dei medici hanno tra i loro pazienti madri che consumavano cannabis durante l’allattamento.

Come si è detto, mancano per ora analisi accurate che dimostrino gli effetti del CBD sul neonato e che attestino l’importanza dell’endocannabinoide CB1.

Al momento però si è notato che un altro endocannabinoide svolge un ruolo fondamentale nel neonato: il 2-AG, infatti, stimola la poppata e attiva i muscoli della lingua, fondamentale durante l’allattamento.

Le ricerche attualmente si stanno occupando di scoprire i legami tra CBD e endocannabinoide 2-AG e CB1 nelle prime fasi di vita del bambino.

Assunzione di CBD durante la gravidanza: olii e creme

In quanto il THC si è dimostrato essere troppo aggressivo e non adatto allo sviluppo del feto, l’assunzione di CBD durante la gravidanza non può avvenire attraverso il consumo di cannabis legale.

La marijuana light, infatti, contiene percentuali di THC, sebbene in concentrazioni pressoché insignificanti (al massimo allo 0,6%), motivo per cui se ne sconsiglia comunque l’assunzione.

Ciò che, invece, si può assumere è l’olio CBD, con contenuto di CBD variabile in base alla soluzione con
olio di oliva.

Da tenere in mente il tipo di olio, se ricavato da cristalli di CBD puri, oppure se si tratta di olio a spettro completo.

Nel caso di olio a spettro completo è necessario notare con attenzione gli altri cannabinoidi presenti: esso in generale è maggiormente raccomandato per via dell’azione ausiliaria al CBD delle altre sostanze della cannabis, ma in caso di gravidanza è necessario cercare di evitare il THC.

L’olio può tranquillamente essere assunto in capsule, in gocce (che puoi trovare su justbob.it) o impiegato per massaggiare il corpo.