Marijuana medica: ecco come stanno le cose in Italia.

marijuana medica e marijuana legale

Tra realtà e falsi miti, ecco lo stato della marijuana medica in Italia.

Se sei un appassionato di cannabis light, probabilmente avrai seguito l’evoluzione della situazione riguardo la marijuana medica in Italia e nelle varie regioni. La canapa curativa è legale nella nostra nazione dal 2006 ma da allora tante cose sono cambiate.

La canapa farmaceutica è una varietà di cannabis, coltivata su commissione ministeriale, appositamente per scopi medici. Molti studi infatti, hanno dimostrato la sua efficacia nel lenire le sofferenze di pazienti affetti da varie patologie nei casi in cui i classici trattamenti non abbiano effetto:

  • Terapia del dolore per pazienti oncologici
  • Sclerosi multipla e SLA
  • Glaucoma
  • Sindrome di Tourette
  • Nausea e vomito in pazienti affetti da HIV
  • Dolore cronico (soprattutto neurogeno)

I principi attivi della cannabis, che le conferiscono proprietà lenitive e curative, sono il THC e il CBD: le varietà di marijuana medica sono tante (tra cui Bedrocan) e con diversi rapporti tra le percentuali dei due. A seconda della terapia, è preferibile la somministrazione di una qualità o un’altra, più sbilanciata verso il THC o il CBD.

Il 15 dicembre 2015 è entrato in vigore il decreto del Ministero della Salute che liberalizza e regola la coltivazione di canapa ,per scopi medici, sul territorio italiano. Lo stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze è tutt’oggi l’unico centro italiano autorizzato alla produzione.

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Questo passo fece pensare che la questione fosse migliorata, il che è vero ma non del tutto, in quanto questa legge possiede qualche lacuna. I problemi riguardo la richiesta e il diritto ai rimborsi per la cannabis terapeutica imperversano ancora in molte regioni italiane che non hanno legiferato a livello locale.

Andiamo ora a vedere quali sono gli intoppi burocratici e i problemi pratici nello smercio della marijuana medica in Italia.

Canapa medica e coltivazione autorizzata in Italia: cos’è cambiato nel 2020.

Come abbiamo accennato nelle righe sopra, la cannabis terapeutica in Italia è legale dal 2006 ma solo dal 2015 essa viene prodotta in Italia, per la precisione nello stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze.

Prima di tale data, infatti, il prodotto veniva importato prevalentemente da Olanda, Canada e Germania. Questo avviene tuttora, nonostante la produzione italiana. Ma perché accade?

Il problema riguarda la quantità di prodotto che lo stabilimento può produrre secondo le disposizioni ministeriali: dal 2015 al 2019 esso era autorizzato alla produzione di 350 Kg annui. Dal 2020, invece, la quantità concessa è salita a 500 Kg.

Nonostante l’aumento della produzione, il quantitativo sarà probabilmente insufficiente a coprire il fabbisogno nazionale (stimato in 700 Kg nel 2019 e in 1000 Kg per il 2020). Ciò porterà, per necessità, ad utilizzare ancora il canale olandese e tedesco per integrazione.

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Canapa terapeutica: vendita e diritto al rimborso.

Diversamente dalla marijuana light, la canapa curativa viene venduta nelle farmacie galeniche autorizzate sotto forma di farmaci. Le infiorescenze di cannabis arrivano sfuse in queste strutture, che preparano nei propri laboratori i farmaci per i clienti.

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I quantitativi acquistabili sono strettamente vincolati dalla ricetta medica stilata e le forme in cui la cannabis terapeutica arriva al paziente sono:

  • Cartine per vaporizzazione o decozione
  • Capsule
  • Estratti (tra cui olio di cannabis)
  • Tinture
  • Resine
  • Chewingum
  • Pillole
  • Colliri
  • Creme

In alcune regioni la prescrizione medica, in caso di diritto al rimborso SSR (Servizio Sanitario Regionale), deve essere fatta in sedi sanitarie pubbliche. È l’esempio della Sicilia, che ha legiferato a riguardo giusto a Gennaio.

La problematica è che la situazione non è uguale in tutte le regioni italiane: dall’aggiornamento del decreto, da parte del ministro Grillo nel 2018, che incrementa la quantità degli impieghi della cannabis farmaceutica, non tutte hanno adeguato i propri statuti.

Quello che accade è che alcune regioni (Sardegna, Toscana, Piemonte, Marche, Lombardia, Liguria e da poco la Sicilia) si sono adeguate all’integrazione del 2018, altre no (Umbria, Emilia Romagna) ed altre ancora non hanno mai redatto una normativa (Calabria, Trentino, Valle d’Aosta, Molise).

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Considerazioni finali

Ora dovresti avere più chiaro il quadro della situazione in Italia riguardo la marijuana terapeutica e, quindi, delle carenze legislative che andrebbero colmate. Molte persone affette da patologie, teoricamente incluse nel decreto nazionale, non possono ancora usufruire dei rimborsi per l’utilizzo di Bedrocan o altri farmaci cannabinoidi.

Ciò ha portato alcuni individui a provvedere da sé mediante la coltivazione casalinga di canapa, che al giorno d’oggi in Italia è assolutamente illegale. È invece legale acquistare marijuana light per utilizzo tecnico e da collezione.

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