Operazione “Affari in Fumo” archiviata. Sollievo per i 56 indagati.

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Ad andare in fumo (niente di fatto) pare ci sia solo l’indagine: ecco perché.

Ricordi l’operazione “Affari in fumo”, che mirava a fermare il commercio di marijuana light?

Questa operazione aveva colpito ha colpito ben 48 negozi, precisamente 39 a Taranto e provincia e 9 tra Lazio, Lombardia, Calabria e Campania, che avevano visto il sequestro dei loro prodotti.

Inoltre i commercianti erano finiti nel registro degli indagati per detenzione finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti, e fino a febbraio 2020 aspettavano di essere processati. E, proprio durante la prima settimana di febbraio, ecco la buona notizia: l’inchiesta è stata archiviata, dunque i commercianti sono fuori pericolo.

Ma andiamo per gradi: come mai erano stati accusati di spaccio di droga?

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Tutti i dettagli sull’operazione Affari in Fumo contro la cannabis light

Affari in Fumo è un’operazione risalente a dicembre 2018, quando i Militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Taranto hanno perquisito e sequestrato i prodotti di 48 esercizi commerciali che vendevano infiorescenze di marijuana light.

L’operazione è stata avviata in seguito al decreto emesso dalla Procura della Repubblica con lo scopo di accertare la quantità di THC contenuta in prodotti derivanti dalla pianta di canapa (per esempio fiori di cannabis light e olio CBD). Quantità tollerata fino allo 0,5%.

La Guardia di Finanza, basandosi sulle fatture di compra-vendita di articoli a base di canapa sativa, ha ricostruito una prima filiera commerciale. Ha infatti rintracciato diversi distributori di cannabis light su base nazionale, i rifornitori e i venditori al dettaglio della zona di Taranto e si è impegnata a rintracciare l’intera filiera, dalla coltivazione alla vendita.

In seguito all’operazione, sono state denunciate per spaccio e detenzione di stupefacenti ben 56 persone. Inoltre le Autorità (a dispetto delle disposizioni della legge 242/2016, che permette il sequestro di alcuni campioni) hanno messo sotto sequestro tutti i fiori di canapa light venduti nei negozi e altri prodotti come riviste sulla cannabis, cartine, bong etc.

Addirittura hanno messo sotto sequestro non solo i prodotti, ma intere attività.

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Cosa è risultato dalle analisi delle infiorescenze in seguito all’operazione Affari in Fumo?

Sembra che alcuni campioni analizzati i test abbiano rilevato percentuali di THC superiori al massimo consentito 0,6%. Gli inquirenti definirono l’operazione come un mercato illecito… Ma allo stesso tempo la vendita di marijuana light in Italia non si è fermata. Gli altri negozi di marijuana light sono rimasti attivi.

Tra questi, naturalmente, il nostro shop online Justbob, dove le varietà di erba light vengono tutte preventivamente analizzate e certificate ben prima del loro commercio. Qualora le analisi sui fiori di canapa light dessero come risultato THC superiore allo 0,5%, non verrebbero messe in vendita.

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Comunque sia, a prescindere dal risultato delle analisi, la legge 242/2016 parla chiaro:

“Il soggetto di cui al comma 1 svolge i controlli a campione secondo la percentuale annua prevista dalla vigente normativa europea e nel rispetto delle disposizioni di cui all’articolo 1, commi 1 e 2, del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 91, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 116.

Qualora gli addetti ai controlli, ai sensi del comma 1 reputino necessario effettuare i campionamenti con prelievo della coltura, sono tenuti a eseguirli in presenza del coltivatore e a rilasciare un campione prelevato in contraddittorio all’agricoltore stesso per eventuali controverifiche.

Qualora all’esito del controllo il contenuto complessivo di THC della coltivazione risulti superiore allo 0,2 per cento ed entro il limite dello 0,6 per cento, nessuna responsabilità è posta a carico dell’agricoltore che ha rispettato le prescrizioni di cui alla presente legge.

Gli esami per il controllo del contenuto di THC delle coltivazioni devono sempre riferirsi a medie tra campioni di piante, prelevati, conservati, preparati e analizzati secondo il metodo prescritto dalla vigente normativa dell’Unione europea e nazionale di recepimento.

Il sequestro o la distruzione delle coltivazioni di canapa impiantate nel rispetto delle disposizioni stabilite dalla presente legge possono essere disposti dall’autorità giudiziaria solo qualora, a seguito di un accertamento effettuato secondo il metodo di cui al comma 3, risulti che il contenuto di THC nella coltivazione è superiore allo 0,6 per cento.

Nel caso di cui al presente comma è esclusa la responsabilità dell’agricoltore.”

Se la responsabilità dell’agricoltore è esclusa… Perché non dovrebbe esserlo anche quella del commerciante?

Detto questo, ti abbiamo anticipato che l’indagine sull’operazione Affari in fumo sia andata essa stessa in fumo.

L’archiviazione dell’operazione Affari in Fumo

Dopo oltre un anno di stop per i commercianti, l’operazione Affari in Fumo è stata archiviato dalla procura di Taranto.

Le 56 persone denunciate possono finalmente tirare un sospiro di sollievo. La procura ha disposto l’archiviazione per via di evidenti asimmetrie interpretative: detto in parole semplici, la confusione scaturita dalla legge 242/2016 è palpabile, tanto che non è ben chiaro se la vendita di cannabis light sia legale o non rientri tra le operazioni possibili.

L’errore degli indagati è, secondo la procura di Taranto, inevitabile in quanto queste persone hanno dovuto far fronte a una norma che non brilla per chiarezza.

Finalmente una buona notizia, ma il mondo della marijuana light rimane tutt’ora precario, nonostante i tentativi – da parte di molti deputati italiani – di rendere il suo commercio ufficialmente legale.