Referendum sulla cannabis in Italia: a che punto siamo?

referendum cannabis in Italia

Aggiornamenti sul referendum sulla marijuana in Italia: scopriamo come stanno andando le cose

L’11 settembre 2020 è iniziata la raccolta firme per il referendum sulla cannabis legale, portando in Cassazione 630mila firme che attestano il vivo interesse della popolazione all’argomento. Ma che cosa prevede il quesito referendario e dove porterà l’Italia in caso di accoglimento da parte della Corte Costituzionale?

Numerose associazioni di categoria, supportate da partiti e movimenti di sinistra come Rifondazione Comunista, Europa Verde, Potere al Popolo, Possibile, +Europa e Sinistra Italiana chiedono la depenalizzazione della produzione e del consumo di quantità minime di piante di cannabis.

Ciò avverrebbe attraverso una modifica sostanziale degli articoli 73 e 75 del codice penale, oltre all’eliminazione della pena accessoria che riguarda il ritiro della patente per i consumatori. 

La necessità dello strumento referendario è emersa dopo una serie di interpelli posti dai partiti sopramenzionati ai quali non è mai stato concesso uno spazio decisivo né è stata data concreta risposta. 

Scopriamo insieme come viene regolato in Italia e in Europa il consumo di cannabis e cosa chiede, invece, il referendum in Italia

voto per il referendum

La cannabis: cos’è e dov’è legale?

La cannabis appartiene alla famiglia delle piante Cannabaceae che rientrano nel genere delle angiosperme, tra cui spiccano le specie più diffuse come la Cannabis indica e la Canapa sativa, molto conosciute nel continente europeo.

Le sue origini sono così antiche che si pensa affondino nei popoli asiatici e precolombiani dell’America del Sud, assumendo in alcuni casi aspetti sacri che sono giunti fino a noi. 

In Italia, invece, la lavorazione della canapa è avvenuta sia per scopi industriali che ludici, subendo l’introduzione di una serie di norme limitative dell’uso che lentamente l’hanno resa illegale in quasi tutti i Paesi del mondo.

Il motivo di tanta resistenza risiede nella capacità di alcuni principi attivi, presenti nella resina e nei fiori femminili della pianta, di provocare effetti psicotropi.

Si tratta del THC, un principio attivo chiamato delta-9-tetraidrocannabinolo, la cui percentuale varia in relazione alla specie e si aggira tra lo 0,2 e il 25%. Questa sostanza provoca sensazioni di rilassatezza muscolare, ilarità, benessere, assenza di aggressività e alterazione della percezione temporale.

Attualmente la cannabis per uso personale è legale solo in alcuni Paesi come il Canada, il Colorado, l’Alaska, Washington, l’Oregon, la California, il Nevada, il Maine, il District of Columbia, il Massachusetts e l’Illinois.

In America Latina, invece, sono solo tre gli Stati ad averla resa legale e sono la Colombia, l’Uruguay, che nel 2013 l’ha dichiarata monopolio di stato, e la Colombia. Lontana da questi numeri è l’Africa che invece la considera ancora illegale, con l’esclusione del Sudafrica. Lo stesso vale per l’Asia, in cui solo pochi Stati indiani come Orissa, Bihar, Bengala occidentale e Uttarakhand l’hanno legalizzata . 

In Europa, infine, vi è stata legalizzazione della cannabis solo nei Paesi Bassi e in Spagna, che hanno costruito tra l’altro un impero economico intorno al suo consumo. 

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La situazione in Italia: tra incertezze e piccoli passi 

Il nostro Paese non è ancora riuscito a prendere una posizione precisa sulla questione della legalizzazione della cannabis, anche se nell’ultimo ventennio sono stati numerosi i tentativi di trovare una soluzione adottando, ad esempio, provvedimenti che consentono la produzione e la vendita della cannabis light (quella che contiene una percentuale di THC inferiore allo 0,2%).

In questa situazione di incertezza, il Governo lascia alla Giustizia il compito di dirimere questioni e controversie che non è in grado di affrontare.

Disinteresse? Paura di creare spaccature?

Probabilmente sì, ma le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti e gli errori commessi sembrano ora insuperabili.

Basti considerare l’introduzione della legge Fini-Giovannardi, che una volta emanata è stata poi dichiarata incostituzionale dalla Suprema Corte.

Si è giunti, alla fine, alla sentenza del 19 dicembre 2019 con la quale la Cassazione ha stabilito la possibilità, senza pene o sanzioni pecuniarie, di coltivare cannabis in quantità modiche e solo per uso personale, mentre continua a essere reato lo spaccio, anche quando a titolo gratuito.

In termini pratici, la norma punisce anche chi regala della cannabis a un familiare o a un amico, configurandosi anche in questo caso il reato di spaccio. 

Era necessario indire un referendum sulla legalizzazione della cannabis?

L’obiettivo del quesito referendario è quello di legalizzare totalmente l’utilizzo e la coltivazione della cannabis per scopi ricreativi, e infatti il testo proposto chiede al cittadino il proprio parere sull’abrogazione del Decreto del Presidente della Repubblica n. 309/1990 che ha ad oggetto il “Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza”, nelle parti che riguardano l’articolo 73 commi 1 e 4 quando parlano della coltivazione e della reclusione da 2 a 6 anni, e dell’articolo 75, limitatamente alla lettera a). 

Esaminando le parti della norma che si propone di abrogare, infatti, si nota la volontà di eliminare la parola “coltiva”, per rendere legale l’azione di coltivare la cannabis, senza peraltro legalizzare le altre tipologie di droghe, il cui uso e la cui coltivazione resterebbero sempre punibili. 

In questa direzione, si renderebbe opportuna anche la soppressione della pena detentiva prevista dal comma 4, che chiede dai 2 ai 4 anni di reclusione in caso di coltivazione, mantenendo sempre vigente la sanzione pecuniaria per le restanti tipologie di droghe.

Infine, l’ultima questione posta dal referendum riguarda la modifica dell’articolo 75 che ha ad oggetto alcune restrizioni in caso di spaccio o detenzione di sostanze stupefacenti illegali.

Tra le limitazioni, la legge prevede la sospensione della patente, il ritiro o il divieto di ottenere o mantenere il porto d’armi, la cessazione o l’impossibilità di ricevere il permesso di soggiorno per turismo e infine la sospensione del passaporto.

Tra queste misure, i promotori del quesito referendario propongono la soppressione della sola misura restrittiva che riguarda la sospensione della patente, ritenuta eccessivamente limitante per i cittadini, lasciando invariate le altre per ragioni di costituzionalità. 

pianta di cannabis

Cosa pensa la politica italiana sulla coltivazione e consumo della cannabis?

Il Governo italiano si mostra molto diviso sulla questione della legalizzazione della cannabis.

Volendo analizzare la posizione di ogni partito, potremmo sostenere che il più deciso a non approvare la legalizzazione è la Lega con Fratelli d’Italia, che non dà segni di apertura neanche di fronte ai risultati positivi che la sua assunzione ha dimostrato di dare ai malati. Non possiamo trascurare, infatti, l’effetto benefico che la cannabis apporta ad alcune malattie incurabili, costituendo un valido supporto alle terapie tradizionali.

Di diverso avviso, invece, è il Movimento 5 Stelle che più volte ha mostrato un’apertura alla possibilità della legalizzazione, sebbene il tema non rientri nei contratti di Governo. Lo stesso ex segretario del partito, Beppe Grillo, e il suo successore, Giuseppe Conte, si sono espressi positivamente sulla legalizzazione della marijuana, dando speranza a tutti coloro che credono nei benefici offerti da questa pianta.

Il Partito Democratico, invece, ha mostrato un atteggiamento neutrale nei confronti della questione, lasciando spesso libertà ai propri iscritti di prendere la posizione che ritengono più opportuna.

Vi sono poi due partiti con le idee molto chiare, che combattono da anni per il riconoscimento di tale diritto: parliamo di Sinistra Italiana e di +Europa, che hanno elaborato azioni concrete a tal proposito.

+Europa, infatti, ha sottoscritto lo stesso referendum, mantenendo un atteggiamento favorevole anche come partito; Sinistra Italiana, invece, ha proposto la depenalizzazione di quei reati legati al consumo di tutte le droghe leggere, dando parere favorevole alla legalizzazione. 

Segnaliamo, in ogni caso, che l’8 settembre del 2021 è stato presentato un testo di legge alla Camera con il quale il deputato Mario Perantoni del Movimento 5 Stelle ha ottenuto il consenso del Partito Democratico, di +Europa nella persona di Riccardo Magi, di Liberi e Uguali e ovviamente del suo partito di appartenenza.

Il disegno di legge proposto da Perantoni non rivendica la legalizzazione della cannabis ma chiede la possibilità di coltivarne fino a 4 piante per uso personale.

Alla proposta si è opposta apertamente la destra, mentre Italia Viva si è astenuta.

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Perché è necessaria una legge sulla cannabis?

Indipendentemente dall’esito del referendum, riteniamo che l’attuale legislazione italiana contenga un vero e proprio vuoto normativo sulla questione degli stupefacenti.

Ciò che viene richiesto, infatti, non è la legalizzazione di tutte le sostanze psicoattive, comprese quelle pericolose, ma la possibilità di coltivare e assumere la cannabis a fini ricreativi senza incorrere in alcuna pena o sanzione. Per avere un’idea dell’inadeguatezza della legge italiana, basti considerare che le Nazioni Unite nel 2020 hanno depennato tale sostanza dalla lista di quelle più pericolose per la salute.

Un aiuto potrebbe arrivare dalle legislazioni europee che hanno accolto la proposta di legalizzazione, come i Paesi Bassi, che dopo aver depenalizzato il reato legato al consumo e alla coltivazione della canapa è riuscita a dimostrare che non vi è un legame tra l’assunzione di cannabis e l’uso di altre sostanze più pesanti.

Di contro, la legalizzazione ha consentito allo Stato di controllare in modo più deciso il mercato nero, che danneggiava il sistema economico e favoriva la criminalità organizzata.

Inoltre, i consumatori hanno la possibilità di acquistare un prodotto sicuro e certificato che non viene combinato ad altre sostanze davvero dannose per l’organismo perché non controllate dalla filiera autorizzata. 

I cittadini italiani hanno invece mostrato grande chiarezza sull’argomento, mostrando la loro approvazione alla questione. Non possiamo fare altro che attendere una presa di posizione chiara del Parlamento, per superare un sistema legislativo obsoleto che chiede di essere parificato ad altri Stati europei.

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