La Sardegna regolamenta la canapa: queste le ultime novità

Le novità sulle regolamentazioni della canapa in Sardegna

Ciò che sta succedendo in Sardegna potrebbe rappresentare un primo passo per sbloccare le cose?

La canapa (Cannabis sativa, L. 1785) è da millenni conosciuta dall’uomo per essere estremamente versatile; tra i suoi molteplici utilizzi, la fornitura di un’ottima fibra tessile e le implicazioni farmacologiche, l’hanno resa una delle piante più coltivate e commercializzate della storia antica.

In Italia in particolare, eccelsero nella coltivazione della canapa legale Bologna e Ferrara, nelle cui campagne sono ancora oggi visibili i cosiddetti “maceri”, piccoli laghetti artificiali utilizzati per mantenere immersi i tronchi della pianta raccolti in fascine.

Con la diffusione delle prime navi a carbone, tuttavia, la produzione di canapa cominciò un lento declino culminato con la Marijuana Tax Act del 1937, la legge che negli Stati Uniti diede il via al proibizionismo nei confronti del commercio, dell’uso e della coltivazione della
canapa, esteso in pochi anni in molti altri Paesi.

Le coltivazioni di canapa in Sardegna

L’attuale regolamentazione in Italia

Oggi in Italia l’utilizzo della cannabis legale è regolamentato da una duplice normativa: secondo la legge 242 del 2 dicembre 2016 (“Disposizione per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa”), è considerata pianta agricola e industriale ed è ammessa la produzione delle sole piante le cui sementi siano certificate.

D’altro canto, secondo il DPR 309/90 “qualsiasi varietà di canapa, indipendentemente dal suo tenore di THC, quanto a fiori, foglie, oli e resine, è classificata come pianta da droga, ad eccezione della canapa coltivata esclusivamente per la produzione di fibre o per altri usi industriali consentiti dalla normativa dell’Unione europea”.

È chiaro quindi che questa doppia lettura abbia creato non poche ambiguità riguardo gli usi della pianta, ambiguità che hanno fatto nascere interpretazioni contraddittorie all’interno della Magistratura stessa.

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Le contraddizioni palesi della normativa

La vera origine delle contraddizioni risiede nella Convenzione Unica Stupefacenti, varata dall’ONU nel 1961 e tuttora in vigore.

La Convenzione definisce “cannabis – le sommità fiorite o fruttifere della pianta di Cannabis (esclusi i semi e le foglie che non siano uniti agli apici) la cui resina non sia stata estratta, qualunque sia la loro applicazione” (art. 1).

Tuttavia, nell’articolo 28 la Convenzione dichiara che le sue disposizioni non si applicano “alla coltivazione della pianta di Cannabis fatta a scopi esclusivamente industriali (fibre e semi) o di orticoltura”.

A sbrogliare il bandolo della matassa ci pensa l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) che ha invitato l’ONU a riconoscere in una nota che “i preparati contenenti in predominanza Cannabidiolo (CBD) e non più dello 0,2% di Δ9-tetraidrocannabiolo non sono sotto controllo internazionale”.

A questo punto si sono aperte possibilità commerciali nuove, oltre che un utilizzo della canapa come un rimedio sperimentale contro la contaminazione del terreno.

È al 2015 infatti che risale il progetto, voluto dalla regione Sardegna, della coltivazione della canapa per una bonifica green delle terre inquinate: è scientificamente dimostrato che la coltura a Cannabis è ideale per le bonifiche, grazie all’elevata capacità della pianta di assorbire i metalli pesanti.

Cosa sta accadendo in Sardegna

È sempre in Sardegna che quest’anno sono state presentate ben due proposte di legge per rilanciare la coltivazione della canapa, favorita dalle ottime condizioni pedoclimatiche dell’isola.

Le condizioni pedoclimatiche della Sardegna sono ideali per la coltivazione della canapa

La prima proposta è stata presentata da Piero Maieli, membro del Partito Sardo D’azione e presidente della Commissione alle Attività produttive in Regione, e prevede contributi alle imprese per rilanciare la filiera, sottolineando il ruolo strategico della canapa nella bonifica dei terreni, nel contrasto del dissesto idrogeologico, nella bioedilizia e nella bioenergia.

La seconda proposta è stata presentata da Alessandro Solinas del Movimento 5 stelle e si focalizza sulle attività di ricerca necessarie alle aziende per ampliare e monitorare le coltivazioni.

Entrambe le proposte, dopo il passaggio finale in aula, metteranno ordine nel comparto, che in Sardegna mostra una forte crescita grazie soprattutto all’interesse di giovani imprenditori agricoli.

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La proposta di Maieli

A questo proposito così ha dichiarato Piero Maieli: “molti giovani agricoltori stanno scommettendo su questo tipo di attività ma si scontrano spesso con difficoltà burocratiche e un eccesso di controlli dovuto a una normativa poco chiara. Questo provvedimento voluto da maggioranza e opposizione farà finalmente chiarezza e darà un contributo importante a tutti gli operatori”.

Nella sua dichiarazione, Maieli fa riferimento alla recente direttiva della procura della Repubblica del tribunale di Cagliari sulle indagini della coltivazione della canapa, insistendo sull’efficacia drogante della Cannabis.

Tutto ciò ha provocato non poco scompiglio tra gli agricoltori sardi che si stavano preparando per approntare le coltivazioni, rischiando sequestri non solo dei campi coltivati ma anche dei documenti e dei supporti digitali.

In merito a questa direttiva, Piero Maieli si era così espresso: “Eventuali impedimenti alla coltivazione, alla trasformazione della canapa e alla sua successiva commercializzazione, che possano in qualche modo frenare lo sviluppo di una filiera di qualità, avrebbero come conseguenza disincentivare i giovani agricoltori, e non solo, ad avviare la propria attività”.

Si auspica adesso l’approvazione definitiva delle due proposte da parte del Consiglio, con conseguente impatto positivo della canapa sativa sull’economia sarda.