Il proibizionismo non è efficace: questo lo studio dell’Università di Messina

L'università di Messina afferma che secondo un loro studio, il proibizionismo della cannabis è inefficace.

Con la Cannabis legale, 6 miliardi tolti alla criminalità. Lo studio inedito dell’Università di Messina

Con il termine proibizionismo si intende un particolare orientamento ideologico e legislativo che tende a vietare l’uso di alcune sostanze in base alla loro presunta o accertata pericolosità.

È una limitazione della libertà individuale giustificata dall’idea che gli Stati abbiano il dovere di proteggere la società civile e la salute del cittadino.

Il proibizionismo della cannabis

Storia del proibizionismo

Il proibizionismo nasce negli Stati Uniti a partire dal 1919, in un periodo di crescente moralismo che ha visto il suo apice nella fondazione delle “Società per la Sobrietà”, gruppi religiosi caratterizzati da un radicato fondamentalismo.

Secondo questi gruppi, le cause dei vistosi disordini sociali che si registravano in quegli anni erano da ricercare principalmente nell’alcol e fu per questo che, nel gennaio del 1919, il governo federale degli Stati Uniti ratificò, tramite il XVIII emendamento, la legge per cui “la produzione, la vendita e il trasporto di alcolici viene vietata”.

Com’era prevedibile, la maggioranza dei cittadini statunitensi non si allineò alla legge appena emanata e molti si ritrovavano nei cosiddetti speakeasy (letteralmente: parlare piano), bar clandestini dove si servivano alcolici.

Gli effetti del proibizionismo comunque, non si limitarono alla nascita di locali clandestini, il fenomeno del “gangsterismo” nacque proprio in quel periodo, con il contrabbando di alcol. Spinto da malumori, disordini e dal gangsterismo, il Governo decretò la fine del proibizionismo dopo quattordici anni dall’emissione della legge, nel 1933.

Leggi anche: Canapa per uso personale: depositato il testo base alla camera

La demonizzazione della Cannabis: la Marijuana Tax Act

Il proibizionismo era davvero finito? Per gli alcolici sicuramente, ma ben presto venne preso di mira un altro bersaglio: la Cannabis sativa (L., 1785).

Il 14 giugno 1937 il presidente Roosevelt firmò la Marijuana Tax Act, emanata dal Congresso degli Stati Uniti d’America, che di fatto impediva la coltivazione di qualsiasi tipo di canapa, anche a scopo medico.

Dietro la campagna proibizionista della Cannabis c’erano interessi economici: è noto ormai che dalla canapa si ricavano fibre di ottima qualità utilizzate, oltre che per la produzione di tessuti, anche per la produzione di carta.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, la famosa casa editoriale/cartaria Hearst, aveva appena effettuato enormi investimenti sulla carta da albero e divenne la maggiore sostenitrice, tramite i suoi quotidiani, della campagna anti-canapa. Sui giornali di Hearst si leggevano spesso titoli allarmistici e oscurantisti:

“la marijuana è la strada più breve per il manicomio, fuma la marijuana per un mese e il tuo cervello non sarà niente più che un deposito di orridi spettri, l’hashish crea un assassino che uccide per il piacere di uccidere.”

“I TRE QUARTI DEI REATI in questo paese sono CAUSATI DALLA MARIJUANA”.

In sostanza, la Marijuana fu accusata di essere la prima causa di violenza tra gli immigrati clandestini, di far impazzire le persone che ne fanno uso e di corrompere gli adolescenti.

Lo studio dell’Università di Messina

La storia ci insegna che la parola più facile da associare a proibizionismo è “fallimento”, e l’Università degli Studi di Messina lo ha dimostrato.

Secondo due nuove ricerche sulle prospettive economiche e i risvolti giuridici della legalizzazione della Cannabis, presentato durante il webinar “Cannabis? Meglio parlarne”, organizzato dal Dipartimento di Scienze cognitive, psicologiche, pedagogiche e degli studi culturali – in collaborazione con la campagna Meglio Legale – legalizzare la Cannabis converrebbe allo Stato e ai cittadini italiani sotto molti punti di vista.

Il lavoro è stato presentato dai professori Ferdinando Ofria, docente di Politica Economica, e Piero David, ricercatore di Economia applicata; il prof. Ofria ha così dichiarato:

La regolamentazione del commercio della Cannabis porta a una limitazione e a una correzione del fenomeno. In primo luogo si assicura un miglioramento qualitativo del prodotto – attualmente la vendita di Cannabis è in mano alla criminalità – quindi non vi è controllo, e in molti casi il prodotto può contenere sostanze dannose come il piombo (spesso aggiunto per aumentare il peso). Attraverso un processo di legalizzazione questo mercato può aumentare il gettito fiscale, come per le sigarette ci sarà un elevato ingresso di denaro attraverso le imposte. Il nostro studio evidenzia fino a 6 miliardi di gettito fiscale aggiuntivo per lo Stato sottratto alle criminalità organizzate”.

I limiti del proibizionismo

Sono ben noti i limiti del proibizionismo, che paradossalmente tende a far aumentare il consumo della sostanza proibita da parte dei cittadini (ricordiamo l’uso e il contrabbando di liquori nell’America degli anni ‘20), e l’economista Piero David dell’Università di Messina lo ribadisce:

“Se si analizza il consumo di Cannabis nel nostro paese si evidenzia subito come questa sia la sostanza più diffusa sul mercato illegale. Ciò risulta evidente, oltre che dalle inchieste condotte sui consumatori, anche dal posto che la sostanza ricopre nelle azioni di contrasto: il 58% delle operazioni antidroga sono per la cannabis che ricopre il 96% dei quantitativi sequestrati”.

Benefici della legalizzazione

La legalizzazione della cannabis porterebbe maggiore gettito fiscale

La legalizzazione porterebbe maggiore gettito fiscale; il prof. David spiega:

“Si potrebbe pensare a un’aliquota simile a quella adoperata per i tabacchi che si attesta sul 75% del prezzo di vendita, o simile a quella per l’alcol (35%) a seconda dell’effetto di spiazzamento che si vuole ottenere sul mercato illegale della Cannabis. Con aliquota simile al tabacco, ci sarebbe un maggiore gettito fiscale ma sarebbe ancora alto il livello di criminalità, perché il prezzo della sostanza legale sarebbe più alto del prezzo del mercato nero”.

Ha però così concluso:

“Prendendo ad esempio l’esperienza del Colorado e proiettando i dati sulla popolazione italiana, (Colorado 5,6 milioni di abitanti/Italia, 60,4 milioni), con un peso fiscale totale del 32% (accise, tasse statali e locali), il gettito per una popolazione di 60,4 milioni di abitanti sarebbe 3,26 miliardi di euro e un fatturato superiore ai 10 miliardi di euro, un valore in linea con quello stimato sulla base dei sequestri”.

Leggi anche: In Sicilia la Marijuana terapeutica è offerta dall’ospedale

Per concludere

L’Università di Messina ha gettato le basi per una svolta riguardo la legalizzazione della canapa sativa, smontando la teoria del proibizionismo ed evidenziando gli innegabili vantaggi in termini di sicurezza e di gettata fiscale per il nostro Paese.

Ci auspichiamo che le ricerche proseguano e ci conducano verso una maggiore consapevolezza nei confronti di questa pianta eccezionale.

Nel frattempo puoi dare un’occhiata ai prodotti come l’hashish CBD la marijuana legale e l‘olio CBD sensitiva che vendiamo nel nostro shop online Justbob e farti un’idea di cosa sia realmente la Cannabis.