Cannabis e memoria: gli effetti sulla concentrazione

cannabis e memoria: effetti

La cannabis aiuta a concentrarci o abbatte la soglia di attenzione? Scopriamolo insieme

Nell’immaginario comune, quando pensiamo a un consumatore abituale di cannabis o cannabis legale, ce lo immaginiamo distratto, incapace di concentrarsi, con la testa ‘tra le nuvole’.

Ma è effettivamente così?

Quali sono i reali effetti sulla concentrazione?

In questo articolo prenderemo in esame gli ostacoli alla nostra concentrazione, e illustreremo (con puro intento informativo, precisiamo) come i fitocannabinoidi agiscano nel nostro cervello.

donna con problemi di concentrazione

Difficoltà a concentrarsi: perché?

A tutti è capitato almeno una volta di dover svolgere un qualsivoglia lavoro e di non riuscire minimamente a concentrarsi: ogni minima distrazione diventa impossibile da ignorare, e inutile dire che la qualità del lavoro ne risente.

Ma quali sono le cause?

Innanzitutto, non bisogna mai sottovalutare l’importanza del sonno, e soprattutto di un riposo di qualità: un individuo non riposato ha carenze cognitive, sia di apprendimento, sia nell’abilità di acquisire dati. 

Secondo lo studio di Alhola-Polo-Kantola pubblicato sul Neuropsychiatric Disease And Treatment (2007), la mancanza di riposo causa una riduzione delle funzioni cognitive ed un aumento dei livelli di cortisolo. Quest’ultimo è definito ‘ormone dello stress’, e una ricerca della University of Limburg ha dato conferma del fatto che livelli elevati di questo ormone abbattono la capacità di concentrazione.

Mancanza di sonno e stress in quantità sono una miscela potenzialmente esplosiva.

Il crescente interesse verso la cannabis terapeutica e le sue proprietà rilassanti e calmanti trova riscontro anche in questo campo: se un buon riposo aiuta la memoria e la concentrazione, e il CBD favorisce il rilassamento, l’equazione sembra semplice.

Ma è effettivamente così?

Scopriamone i meccanismi.

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Come la cannabis agisce sul cervello

Sempre più persone assumono CBD come integratore quotidiano (sotto forma di olio di CBD o canapa light), e tra i vari benefici attesi ci sono anche quelli sul rilassamento psicofisico e di conseguenza sulla capacità di concentrazione. 

Bisogna subito dire che la ricerca scientifica sugli effetti della cannabis sul cervello sono in gran parte inconcludenti: solo di recente gli scienziati hanno investito forze ed energie in materia.

In ogni caso però ci arrivano dei dati interessanti dagli studi pubblicati sull’International Journal of Neuropsychopharmacology, suggerendo che il CBD possa attivare il sistema endocannabinoide dell’organismo, contribuendo a migliorare la risposta allo stress. Ripetiamo, la sperimentazione in materia è ancora agli albori; ne è la riprova che questi dati sono stati ottenuti con test sugli animali e non sull’uomo. Per dei test clinici ci vorrà ancora tempo.

Gli esperti al momento non possono definire con certezza l’entità dell’impatto del CBD su memoria e concentrazione. Di converso però sono noti i fattori che le danneggiano e che abbiamo elencato in questo paragrafo, resta solo da attendere che la scienza faccia il suo corso.

THC, memoria e concentrazione 

Abbiamo qualche dato in più sull’utilizzo regolare della cannabis psicoattiva (contenente sia CBD che THC).

Recenti studi, condotti in Texas dalla neuroscienziata Sina Aslan, evidenziano come gli effetti benefici anti-ansia del CBD siano controbilanciati da problematiche a lungo termine legate a pensiero e memoria nei consumatori di canapa sativa

Questo proprio perché il tetraidrocannabinolo (THC) manifesta i suoi effetti legandosi ai recettori situati nelle regioni del cervello vitali per la memoria (corteccia, ippocampo, amigdala).

Scansionando i cervelli dei volontari con tre tecniche diverse di risonanza magnetica, i ricercatori hanno dimostrato come l’utilizzo regolare di cannabis ridurrebbe a lungo termine il volume del cervello, ma aumentando le interconnessioni neurologiche. In particolare si è rilevato nei consumatori di lunga data un restringimento della corteccia orbitofrontale, coinvolta nei processi decisionali, e nell’elaborazione mentale. Ciò sarebbe compensato da un incremento della connettività strutturale e funzionale del cervello.

L’avvertimento quindi è mirato ad evitare un consumo a lungo termine, e soprattutto un abuso: quantità troppo elevate di fitocannabinoidi possono danneggiare le facoltà motorie e cognitive, memoria inclusa, e nei casi più rari e gravi condurre a veri e propri episodi psicotici nei soggetti predisposti.

Va da sé che nessuno consiglierà l’assunzione di marijuana prima di attività impegnative e potenzialmente rischiose come ad esempio mettersi alla guida.

E per quanto riguarda lo studio? La controversia regna sovrana anche in questo settore, ma si possono tracciare un paio di linee guida.

Innanzitutto non si dovrebbe somministrare cannabis a un cervello in via di sviluppo. Ciò vuol dire: no bambini, no adolescenti. Questo per gli ovvi rischi di alterazioni del cervello e delle sue funzioni nel momento cruciale dello sviluppo.

I sostenitori della cannabis contrappongono al rischio di un indebolimento cognitivo i benefici della riduzione dell’ansia e dell’incremento della creatività. Addirittura alcuni sportivi affermano di utilizzare marijuana per facilitare allenamenti e recuperi da infortuni.

Non abbiamo però prove scientifiche certe a sostegno dell’una o dell’altra tesi, motivo per cui si guarda con crescente trepidazione verso la ricerca scientifica.

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Cannabis e memoria: conclusioni

In questo articolo abbiamo presentato i meccanismi che danneggiano la concentrazione e la memoria nell’essere umano, e abbiamo discusso dei possibili effetti di CBD e THC in quest’ambito.

Sicuramente, al netto di tutti i dubbi e le zone d’ombra, rimangono assunti generali come il fatto che queste sostanze siano sconsigliate per cervelli ancora non formati o la pericolosità degli abusi, ma gli studi sull’argomento proseguono.

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