Cannabis light: il decreto di Schillaci sospeso dal Tar del Lazio fino a settembre 2024

Cannabis light: il decreto di Schillaci

Modificato il: 28/05/2024

Il Tar del Lazio ha bloccato il decreto del Ministro della salute Orazio Schillaci che avrebbe dovuto inserire l’olio CBD nelle sostanze stupefacenti: si deciderà a settembre

Il 21 agosto 2023 è uscito un decreto rispetto a nuove restrizioni sulla vendita di prodotti a base di CBD in Italia, il quale avrebbe dovuto limitare le possibilità di acquistare liberamente cannabis light in Italia. 

Il decreto sarebbe dovuto entrare in vigore a partire dal 22 settembre 2023

Nei negozi che vendono la sostanza non si sarebbe potuto più acquistare “prodotti da ingerire” a base di cannabidiolo, ovvero CBD. 

Questo è il provvedimento che avrebbe desiderato adottare il Ministro della salute Schillaci, riprendendo un vecchio decreto del 2020 dell’allora Ministro della salute Roberto Speranza, che già al tempo era stato sospeso per le proteste.

Il precedente Ministro della Salute aveva inizialmente inserito “le composizioni per somministrazione ad uso orale di cannabidiolo ottenuto da estratti di Cannabis” nella tabella dei medicinali a base di sostanze attive stupefacenti. 

La sospensione da parte di Speranza del decreto era avvenuta, oltre che per le crescenti proteste da parte delle associazioni nel mondo cannabis, anche perché lui stesso aveva l’intenzione di affrontare la materia in maniera sistematica e complessiva. Invitava in particolare l’istituto Superiore di sanità e il Consiglio superiore di sanità ad esprimersi con una rivalutazione complessiva sull’aggiornamento delle tabelle degli stupefacenti e valutare se effettivamente gli effetti della sostanza attiva cannabidiolo rimanessero immutati a prescindere dalla percentuale di utilizzo della stessa. 

L’attuale Ministro della Salute Orazio Schillaci il 21 agosto del 2023 ha deciso a sorpresa di revocare la sospensione del suddetto decreto che, come abbiamo descritto poc’anzi, inseriva le “composizioni per somministrazione ad uso orale di cannabidiolo (CBD) ottenuto da estratti di cannabis” nella tabella dei medicinali allegata al testo unico sugli stupefacenti. 

Nella Gazzetta ufficiale della Repubblica Italiana si legge chiaramente che: “È revocato il decreto del  Ministro  della  salute  28  ottobre 2020, recante la sospensione dell’entrata in vigore del  decreto  del Ministro della salute 1° ottobre 2020, recante  «Aggiornamento  delle tabelle  contenenti  l’indicazione  delle  sostanze  stupefacenti  e psicotrope, di cui al  decreto  del  Presidente  della  Repubblica, 9 ottobre 1990, n. 309,  e  successive  modificazioni  e  integrazioni.

Inserimento nella Tabella dei medicinali, sezione B, delle composizioni per somministrazione ad uso orale di cannabidiolo ottenuto da estratti di Cannabis».

Tale provvedimento definisce quindi i prodotti ingeribili a base di CBD come sostanze stupefacenti ed è da ritenersi valido dopo trenta giorni dalla pubblicazione, e in tal caso avrebbe chiaramente bloccato i prodotti ingeribili a base di CBD, come l’olio di CBD, non saranno più acquistabili nei negozi di cannabis light. 

Ma a dare uno schiaffo morale alla ferma volontà di Schillaci è stato il Tar del Lazio. Il Tar (per chi non lo sapesse) è un acronimo che sta per “Tribunali amministrativi regionali” e in questo caso quello del Lazio si è fatto sentire più degli altri. 

Cosa cambierà per la vendita dei prodotti ingeribili a base di CBD

Il Tar del Lazio ha confermato la sospensione del decreto del 7 agosto 2023

Fortunatamente l’olio CBD in Italia è stato portato in salvo dal Tar del Lazio. Istituzione che non è stata zitta, e anzi in due occasioni si è fatta davvero sentire, in primis quando Schillaci ha indetto il decreto, sospendendolo fino al 23 ottobre 2023, in secundis per la conferma della sospensione fino al 16 gennaio 2024.

Infatti, il Tribunale Amministrativo Regionale (Tar) del Lazio, riunito recentemente in una sessione a porte chiuse, ha ratificato la temporanea revoca del decreto emanato dal Ministero della Salute che inseriva il cannabidiolo (Cbd) nella categoria dei medicinali contenenti sostanze stupefacenti. La discussione su questo delicato tema è stata ripresa il 16 gennaio, giorno dell’udienza di merito.

Lo scorso 16 aprile, invece, abbiamo assistito ad un’ulteriore udienza, durante la quale il Tar del Lazio ha confermato la seconda sospensione del decreto, questa volta rimandando la questione a settembre. Nonostante la strenua lotta da parte di Lorenzo Simonetti e Claudio Miglio, gli avvocati di fiducia dell’associazione Canapa Sativa Italia, la difesa del Ministero della Salute ha decretato il rinvio dell’udienza. In questa sede, si richiede la rielaborazione delle opinioni della fazione opposta, tenendo conto delle fonti che supportano l’inserimento del CBD (assunto per via orale) nella Tabella dei medicinali, sezione B, del Dpr. 309/90.

Che dire, la storia si infittisce e gli attori diventano tanti; tra ministri e organi amministrativi, non si sa più dove sia la ragione. In ogni caso una cosa sola è certa: i prodotti a base di CBD di composizione orale possono essere venduti, nuovamente, nelle erboristerie e nei cannabis shop, senza nessuna ricetta medica.

E quindi, non sono ammissibili i sequestri (da parte delle autorità competenti) dei prodotti olio cbd ai danni di chi lo commercializza legalmente, giacché il decreto è stato bloccato.

I magistrati, con la loro decisione, hanno accolto le istanze presentate da ICI (Imprenditori Canapa Italia), sottolineando la mancanza di motivazioni sufficienti riguardo ai potenziali rischi di dipendenza dal cannabidiolo. Il Tar ha affermato che al momento attuale non emergono rischi imminenti per la salvaguardia della salute pubblica.

Di conseguenza, sono stati riconosciuti i requisiti necessari per sospendere l’attuazione del provvedimento in questione, con l’indicazione di una rapida trattazione della questione nel merito, data la rilevanza del caso, durante la prima udienza pubblica disponibile nel calendario della sezione, appunto fissata per il 16 gennaio prossimo.

La verità dietro il decreto e cosa dice l’Organizzazione mondiale della sanità

Bisogna specificare che se il Tar del Lazio non fosse intervenuto, chissà quale sarebbe stato l’epilogo per questa vicenda per i commercianti di CBD, come erboristerie, tabaccai e cannabis light shop, dove l’olio al CBD viene venduto ad oggi come prodotto per uso tecnico.

Per non pensare alle farmacie dove sono presenti almeno 4 tipologie di prodotti che lo contengono: gli estratti galenici prodotti in farmacia, gli estratti industriali prodotti da 3 diverse aziende, l’Epidiolex e il CBD sintetico. 

Sono tante le associazioni che si battono affinché non passino decreti come questo che vietano la libera vendita di prodotti a base di CBD, perché ad oggi, nel 2023 parlare di sostanza stupefacente in riferimento al cannabidiolo (CBD) è anacronistico e totalmente fuori luogo. 

Il CBD non ha alcun tipo di effetto stupefacente, dato confermato anche dall’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità, che nel 2019 ha espresso il suo giudizio in merito. 

Nel 2019 l’OMS ha raccomandato in primis la rimozione della cannabis dalla tabella IV della Convenzione unica sugli stupefacenti del 1961, che contiene le sostanze “particolarmente dannose e di valore medico o terapeutico estremamente ridotto” e l’inserimento di determinate preparazioni farmaceutiche a base di cannabis nella tabella III della stessa convenzione, che elenca le sostanze con valore terapeutico e con basso rischio di abuso. 

Vengono così riconosciute le applicazioni mediche di cannabis e cannabinoidi, che vengono reintegrati nella farmacopea

Nuovo decreto sulla cannabis in Italia

Infine, l’OMS esplicita che le preparazioni di cannabidiolo puro, con meno dello 0,2% di THC, non devono essere sotto controllo internazionale.

Il 19 Novembre del 2020 l’Alta Corte di Giustizia dell’UE ha stabilito che il cannabidiolo non è un farmaco narcotico. La sentenza sancisce la libera circolazione del CBD e boccia i tentativi di alcuni paesi membri che negli ultimi anni hanno cercato di reprimere l’uso del CBD sostenendo che fosse dannoso per la salute, esattamente come sta facendo in questo momento lo Stato italiano. 

La Corte Europea infatti ha sottolineato che, in base allo stato attuale delle conoscenze scientifiche, gli effetti del CBD non sono né psicotropi né nocivi per la salute umana (a differenza del THC).

Nonostante l’evidenza dei fatti, nel 2020 il primo decreto emanato dall’allora ministro Speranza voleva includere il CBD nella lista delle sostanze stupefacenti. 

Le motivazioni che spingono il nostro governo a contrapporsi ai giudizi di organi così in vista possono essere davvero tantissime, forse più di natura economica che altro… ma anche questa volta in Italia si è evitato un provvedimento che avrebbe cambiato drasticamente le sorti del commercio della cannabis light. 

Un commercio che in Italia fattura annualmente 150 milioni di euro, come riportato dal quotidiano nazionale La Repubblica che cita le stime del Consorzio Nazionale per la Canapa, elaborate nel 2018. La filiera della cannabis impiega 10 mila persone con un’età media di circa 35 anni e ci sono quasi mille shop fisici attivi più altri negozi online specializzati. 

In conclusione

Resta il fatto che questa classificazione aggiornata voluta dal governo Meloni quindi non solo è priva di fondamento scientifico, ma avrebbe potuto avere gravi ripercussioni per l’Italia sul panorama internazionale.

Dal momento che ad oggi sono già parecchi i paesi in cui non solo non si pensa al CBD come sostanza con gravi ripercussioni sulla psiche, ma si sta addirittura rendendo legale il THC, e quindi la cannabis ad alto contenuto di THC, forse sarebbe ora che anche l’Italia cominci a riflettere su come potremmo restare al passo con i tempi. 

Molti di questi paesi sono vicini all’Italia, come Malta, Spagna, Lussemburgo. La Germania ha invece preso da poco le distanze.

Infatti, proprio pochi giorni fa, il governo tedesco ha detto sì alla cannabis. Il disegno di legge è stato approvato dalla Cancelleria federale e discusso e approvato al Parlamento di Berlino. Il ministro della Salute tedesco, Lauterbach, nella sua ultima proposta, aveva infatti previsto la legalizzazione del possesso fino a 25 grammi di cannabis al giorno (ma un massimo 50 grammi al mese) e la possibilità di coltivare fino a tre piante in casa. 

In Lussemburgo una nuova legge che legalizza il possesso e la coltivazione personale di marijuana è entrata ufficialmente in vigore il 21 luglio 2023. Di seguito riportiamo il comunicato completo del Ministero della Giustizia:

“Il 17 luglio 2023, la legge del 10 luglio 2023 che modifica la legge del 19 febbraio 1973 relativa alla vendita di sostanze medicinali e alla lotta contro la tossicodipendenza, prevedendo la legalizzazione della coltivazione domestica di cannabis a determinate condizioni, è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale. Entrerà in vigore il quarto giorno successivo a quello della sua pubblicazione, ovvero venerdì 21 luglio 2023”.

Insomma, mentre l’Italia resta ancorata ad un’idea negativa e pregiudicante della marijuana, ritenendola causa di dipendenza e gravi effetti sulla salute, il mondo va avanti e cerca di trovare le modalità di convivere con questa pianta che ha, invece, importantissimi effetti benefici, e può lenire tante patologie. 

Inserire un prodotto non stupefacente, come la canapa legale, nella tabella degli stupefacenti, è fare esattamente il contrario di ciò che raccomanda l’OMS e significa nel pratico creare un danno all’economia italiana, dipendente forse troppo dalle crescenti richieste delle grandi e potenti case farmaceutiche. 

Justbob si attiva da sempre per una giusta e corretta divulgazione scientifica riguardo alla cannabis in tutte le sue forme, modalità di utilizzo e prodotti derivati. 

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