Gli effetti collaterali della marijuana.

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Scopri gli effetti collaterali della marijuana, come evitarli e perché scegliere la cannabis light.


Quello sulla marijuana è un dibattito ancora aperto in molte parti del mondo e sicuramente lo è ancora anche in Italia.

Nel nostro Paese è stato inaugurato un percorso che è simile a quello intrapreso da altri Stati verso la legalizzazione, tuttavia, molti dubbi e perplessità persistono. Ma, mentre l’uso della marijuana è ancora illegale e comporta alcuni effetti collaterali, la cannabis light è aperta al consumo e non presenta rischi per la salute.

Un uso positivo della marijuana è possibile?

Il Delta 9 tetraidrocannabinolo (conosciuto come THC) è il più noto principio attivo della cannabis, ma nonostante ciò le sue potenzialità sono ancora in piena fase di studio.

Le caratteristiche di questo principio riguardano la sua capacità di essere un ottimo analgesico, infatti è spesso usato per alleviare le forme di dolore più selvagge ed è da tempo a disposizione dei pazienti italiani che ne necessitano.

Una delle somministrazioni possibili è quella sotto forma di olio, che in Italia si ottiene solo in farmacia, attraverso un certificato medico non ripetibile.

Uno degli effetti tipici da assunzione di marijuana, la cosiddetta “fame chimica”, inoltre, può essere utilizzata nei casi di inappetenza nei pazienti terminali.

Diversi studi dimostrano, tra le altre cose, una grande capacità della marijuana di agire come neuro-protettore per malattie degenerative, tra cui il morbo di Parkinson.

Queste informazioni ci rendono chiaro che l’unico modo possibile di utilizzare la marijuana e averne benefici, è attraverso un utilizzo medico controllato.

Ma quali sono gli effetti collaterali dell’utilizzo di cannabis?

Gli effetti negativi della marijuana possono colpire i giovani.

La dipendenza è il peggior nemico del consumatore di marijuana.

Ogni volta che si fuma cannabis, si assumono contemporaneamente tante sostanze differenti.

Il livello di tossicità generato da un utilizzo discontinuo della marijuana è di sicuro irrilevante per l’organismo, ma un uso continuativo, tipico della dipendenza, alza di molto i livelli di pericolosità per il nostro corpo.

La categoria più a rischio è, ancora una volta, quella degli adolescenti.

L’allarme è stato lanciato già da diverso tempo sulle pagine dell’American Journal of Psychiatry, il quale mostra uno studio dell’Università di Montreal, in Canada, Paese dove la cannabis per uso ricreativo è legalizzata.

Il lavoro degli scienziati si è concentrato sia sugli effetti della cannabis che su quello dell’alcool sul cervello degli adolescenti.

Lo studio ha coinvolto 3.824 adolescenti di 13 anni di età, provenienti da 31 scuole canadesi.

I ragazzi hanno riferito in un questionario online le loro personali abitudini sul consumo di droghe e alcol una volta all’anno, per quattro anni consecutivi.

Attraverso l’utilizzo di test cognitivi, i ricercatori hanno constato e misurato le funzionalità cerebrali dei ragazzi, tra cui la capacità di memoria di lavoro, il ragionamento percettivo, il controllo inibitorio.

Lo studio ha mostrato una diminuzione del controllo inibitorio nei suoi consumatori, la capacità di trattenersi di questi adolescenti è stata alterata, aprendo la strada al rischio di una dipendenza.

I test cognitivi, inoltre, dimostravano come il punteggio totale subisse un calo con l’aumento dell’uso della sostanza non solo nell’anno dedicato, ma anche in quelli successivi.

Questo suggerisce che la cannabis abbia un effetto duraturo sulle funzioni cerebrali dei giovani in fase di sviluppo psicofisico.

Diverse statistiche hanno mostrato la realtà dei fatti, mettendo in evidenza un abuso giovanile della marijuana.

Negli USA, dove molti stati hanno già da tempo legalizzato la cannabis, il 30% dei ragazzi in età adolescenziale comincia a far uso di marijuana.

Per gli adulti, il discorso è diverso. Parliamo sempre di una sostanza pericolosa per l’organismo, ma un consumo saltuario non prevede per un adulto danni maggiori di quella di una bevuta eccessiva o di un fumo di sigaretta casuale.

Ciò che attira della cannabis è la sua capacità di imitare alcune sostanze naturali prodotte dal nostro cervello, similmente a come morfina ed eroina sembrano riprodurre gli effetti delle endorfine.

Ma, ancora una volta, un uso continuo può danneggiare in maniera grave il consumatore.

Ad esempio, la cannabis può generare intossicazioni, fra cui i sintomi della sindrome amotivazionale, dove il malato sente una mancanza di interesse per ogni cosa e cade in un profondo stato di apatia.

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Cannabis Light, qui il discorso è molto diverso

Molti a sentire parlare di cannabis “fanno di tutta l’erba un fascio”, come si suol dire, ma la differenza tra marijuana e marijuana light c’è eccome.

L’erba light è ricavata dalle infiorescenze femminili di Canapa Light Sativa, povera di THC. Il tetraidrocannabinolo è la sostanza responsabili di tutti gli effetti psicotropici della cannabis ed il motivo per cui è ancora illegale in molti stati.

Questa è la differenza principale tra le due: la cannabis light possiede sempre un quantitativo di THC uguale e inferiore al 0,5%, come previsto dalla legge.

Ciò riduce drasticamente qualsiasi rischio per la salute del consumatore, concentrando solo i suoi effetti positivi, ovvero riduzione dell’ansia, degli attacchi di panico, disturbi del sonno.

Le piante selezionate per la cannabis light sono ricche di CBD, il cannabidiolo, che altro non è che il composto non psicoattivo utilizzato anche per la marijuana medica, di cui abbiamo visto metodologia e uso all’inizio dell’articolo.

La qualità del cannabidiolo sta nel riuscire a migliorare la qualità della vita di pazienti che soffrono di mali non terminali, ma ugualmente lesivi e limitanti come le cefalee a grappolo, le infiammazioni o gli spasmi muscolari.