Perché la marijuana è illegale in Italia e nel mondo? Ecco ciò che non ti dicono.

Perché la marijuana è illegale


Quando la canapa è diventata illegale in Italia (e perché è successo)? Ecco la riposta.

Se sei un appassionato di marijuana e cannabis light, vorrai sicuramente sapere perché il tabacco è legale – e come mai lo sia anche l’alcol – mentre l’erba no.

Insomma, sappiamo bene quanto il fumo e l’alcol siano nocivi per la salute, portando allo sviluppo di numerose patologie anche mortali e rendendo i consumatori dipendenti… Mentre la cannabis non porta alla morte, neanche per overdose, né ci rende un fardello del Sistema Sanitario Nazionale.

Ma allora perché la marijuana è illegale in Italia e in molti altri Paesi, a differenza di altre sostanze altamente dannose per l’uomo?

Molte persone ti diranno “Perché è una sostanza stupefacente”, ma la riposta è un’altra. Il razzismo che partì dagli USA molto tempo fa.

Razzismo e proibizionismo della cannabis: qual è la correlazione?

Per comprendere il legame tra cannabis illegale e xenofobia dobbiamo viaggiare fin negli Stati Uniti e tornare indietro fino ai primi anni del ‘900. In questo periodo l’erba era ancora poco utilizzata dagli statunitensi ma consumata con regolarità dai messicani e da altre minoranze etniche.

uomo messicano che fuma marijuana

Dal 1910 in poi, con la rivoluzione messicana, i cittadini del Messico iniziarono a migrare negli USA, portando con loro l’usanza di fumare erba a scopo ricreativo e terapeutico.

Panico.

Se già tra gli statunitensi circolava un enorme terrore degli immigrati messicani, l’utilizzo della cannabis e gli effetti psicoattivi della sostanza hanno reso la popolazione degli USA ancor più spaventata.

Da qui, ecco che iniziarono a nascere e circolare leggende metropolitane sull’uso di erba, tra cui il fatto che stimolasse la “sete di sangue” e portasse ad agire in maniera violenta e spregiudicata.

Sembra proprio che il razzismo, unito al terrore, abbia portato alla demonizzazione della marijuana e alla sua conseguente proibizione sollecitata da Harry Jacob Anslinger, funzionario statunitense già ispettore del Bureau of Prohibition durante il proibizionismo degli alcolici.

Leggi anche: Cannabis per uso personale in Italia: cosa dice la legge a riguardo?

Harry J. Anslinger e la guerra contro la cannabis

Nel 1931, Anslinger divenne capo dell’Ufficio narcotici (Federal Bureau of Narcotics) e scatenò una vera e propria guerra contro la marijuana, che inserì nella lista delle sostanze stupefacenti.

Ai tempi, gli studi sulla canapa erano nulli, dunque non si sapeva ancora che la sostanza psicoattiva della cannabis sia il THC, mentre numerose altre (tra cui il CBD) sono altamente benefiche per l’uomo.

Per questo la sostanza inclusa nell’elenco degli stupefacenti è stata “marijuana” e non “tetraidrocannabinolo”; inoltre, il proibizionismo a livello mondiale ha comportato la permanenza della cannabis tra le sostanze illegali e solo la diffusione dell’erba light ha portato a galla i benefici del CBD e la non psicoattività di questo cannabinoide.

La lotta contro la cannabis portò ad accomunare il consumo di erba con i principali fatti di cronaca nera di quei tempi, tanto che Harry J. Anslinger la ribattezzò come The killer drug.

Per confermare la teoria sul razzismo, devi sapere che la battaglia di Anslinger premeva sul fatto che i fumatori di marijuana fossero minoranze etniche, tra cui gli afroamericani e i messicani, e che il fumo portava queste persone alla violenza e allo squilibrio mentale.

La probabile (?) xenofobia lo portava ad affermare frasi come le seguenti:

“Ci sono 100.000 fumatori totali di marijuana negli Stati Uniti, e la maggior parte sono negri, ispanici, filippini e intrattenitori. La loro musica satanica, il jazz e lo swing, derivano dall’uso della marijuana. Questa marijuana fa sì che le donne bianche cerchino relazioni sessuali con negri, intrattenitori e qualsiasi altro.”

“Vorrei potervi mostrare cosa può fare una piccola sigaretta di marijuana a uno dei nostri residenti degenerati di lingua spagnola. Ecco perché il nostro problema è così grande; la più grande percentuale della nostra popolazione è composta da persone di lingua spagnola, la maggior parte delle quali sono mentalmente basse, a causa delle condizioni sociali e razziali.”

Delirante, certo, ma la sua posizione lo portò a vincere la sua guerra. Nel 1937, il presidente degli USA Franklin D. Roosevelt firmò il Marijuana Tax Act, che rese illegale la canapa (anche quella industriale e medicale) in tutti gli Stati Uniti d’America.

La demonizzazione della cannabis partì dall’America nei primi anni del XX secolo ma si diffuse in tutto il mondo, tanto che nel 1938 entrò in vigore la revisione della Convenzione internazionale sull’oppio (revisione firmata nel 1925), che incluse la cannabis alle sostanze stupefacenti proibite.

Convenzione Internazionale sull’Oppio: un’altra batosta, a livello mondiale, per la marijuana.

approvazione della Convenzione internazionale sull'oppio

La Convenzione internazionale sull’oppio, firmata a L’Aia nel gennaio 1912 e revisionata nel 1925, è stato il primo trattato internazionale per il controllo del traffico di stupefacenti, firmato da:

  • Italia
  • Paesi Bassi
  • Germania
  • USA
  • Cina
  • Francia
  • Regno Unito
  • Giappone
  • Russia
  • Persia
  • Portogallo
  • Siam

Ottenne validità mondiale nel 1919, quando fu incorporata nel trattato di Versailles.

Come hai potuto leggere, la rettifica della Convenzione unì cannabis, hashish e derivati alle sostanze proibite (che, prima, includevano fondamentalmente cocaina e oppio). Il testo permise la produzione e l’uso di cannabis, hashish e prodotti derivati ai soli scopi medici e scientifici, fatta eccezione per l’hashish charas, proibita in qualunque circostanza – poiché, a detta dell’Egitto, utilizzata al solo scopo ricreativo -.

Nel 1961, la Convenzione internazionale sull’oppio venne sostituita dalla Convenzione unica sugli stupefacenti, il primo trattato internazionale a proibire ufficialmente la cannabis.

Leggi anche: Cima di marijuana: cos’è, come riconoscerla e quando è di qualità.

Erba illegale in Italia e in tutto il mondo con la Convenzione unica sugli stupefacenti

La Convenzione unica sugli stupefacenti (Single Convention on Narcotic Drugs), approvata nel 1961, è un trattato internazionale che proibisce la produzione e la diffusione di determinate sostanze stupefacenti. L’unica eccezione va fatta per i soli scopi medico-scientifici.

Tra queste sostanze troviamo anche la cannabis, senza distinzione tra canapa light e canapa ad alto contenuto di THC. Ma in Italia, con la legge 242 del dicembre 2016 abbiamo fatto un grande passo verso la legalizzazione della marijuana non psicotropa.

Dal 1 gennaio 2017, in Italia, è possibile coltivare, lavorare e vendere la marijuana legale, l’hashish CBD e l’olio CBD.

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