Principio attivo marijuana: THC, CBD e CBG

principio attivo marijuana

I principi attivi della marijuana sono THC, CBD e CBG. Scopri che cosa sono e quali sono gli effetti a livello cerebrale.


Quali sono gli effetti della marjuana a livello cerebrale

La marjuana light e non è una sostanza ricavabile dalle infiorescenze delle piante femminili della canapa, ossia da raggruppamenti di rami che generano fiori.

Originaria delle zone temperate dell’Asia, la canapa ha subito nel corso dei secoli un’incredibile diffusione in tutto il mondo grazie alle sue proprietà benefiche e a tutti i suoi possibili impieghi.

Infatti fino ai primi anni del Novecento, oltre che come strumento ricreativo, la canapa veniva utilizzata in tutta Europa sia nel settore medico che nel settore industriale ed edilizio, grazie alla possibilità di formare da essa tinture mediche, tessuti, carta e pannelli per l’arredamento.

La campagna di demonizzazione della canapa iniziò nel 1930, anno della fondazione in America del Federal Bureau of Narcotix, agenzia che aveva come obiettivo quello di ostacolare la diffusione delle sostanze psicoattive ad uso ricreativo.

Nel 1937 con l’entrata in vigore della legge federale Marjuana Tax Act, il possesso e la vendita della marijuana divenne illegale in America e progressivamente nella maggior parte del mondo.

Il principale fattore che ha portato all’accrescersi dello spirito proibizionistico nei confronti della canapa, riguarda le proprietà psicoattive delle sue infiorescenze, in particolare del principio attivo THC.

Ma il THC non è l’unico presente; i principi attivi della canapa sono essenzialmente tre: il THC, il CBD e il CBG. Analizziamo più nello specifico quali sono i loro effetti e quali aree del cervello interessano.

Principio attivo THC

principio attivo marijuana THC

Il THC è uno dei principi attivi della canapa più conosciuti, soprattutto a causa della sua possibile rilevazione negli esami tossicologici.

Il termine scientifico che indica questa sostanza psicotropa è delta-9-tetraidrocannabinolo.

Essa agisce a livello cerebrale, inducendo il rilascio di dopamina, un neurotrasmettitore che agisce sul sistema nervoso simpatico e responsabile della tipica sensazione di euforia a seguito dell’assunzione di marijuana.

Essa stimola nell’organismo l’aumento della frequenza cardiaca e della pressione sanguigna.

Oltre al rilascio di dopamina, il THC si lega a particolari recettori chiamati recettori cannabinoidi, presenti principalmente nell’encefalo.

Questo causa un rallanetamento nella trasmissione dei segnali neurologici e può provocare sintomi come rilassamento, disorientamento, stanchezza e alterazione nella percezione spazio-temporale.

Inoltre, attribuibile all’azione del THC è anche il verificarsi dell’insorgenza della così detta “fame chimica”, ossia un senso di fame incontrollato dovuto al legarsi del principio attivo della canapa all’ormone grelina, responsabile dell’aumento dell’appetito.

A proposito di fame, leggi anche il seguente articolo: “La marijuana fa dimagrire“!

Il THC è presente in quantità elevate nella marijuana illegale ma anche in quella ad uso medico, mentre è praticamente assente (meno dello 0,6%) della cannabis light, che non a caso è detta “Marijuana senza THC“.

Principio attivo CBD della marijuana

Il CBD, il cui nome scientifico è cannabidiolo, è un prodotto dei processi metabolici della canapa.

Esso è responsabile di effetti come il rilassamento psicofisico ed è dotato di importanti qualità analgesiche e antinfiammatorie.

Il CBD infatti amplifica e prolunga gli effetti inibitori del THC e ne limita gli effetti negativi sulla frequenza cardiaca e sulla pressione.

Il cannabidiolo è il principio attivo che rende la marijuana light legale: è infatti contenuto in alte percentuali in questo prodotto e nei suoi derivati, al contrario del THC.

Esso infatti risulta essere una sostanza ottimale per ridurre i sintomi di particolari condizioni psicologiche come l’ansia e il panico e i suoi benefici possono essere sfruttati anche per il trattamento di patologie più complesse grazie alle sue proprietà anticonvulsive.

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Che cos’è il principio attivo CBG?

A differenza degli altri principi attivi che, nel corso degli anni, sono stati abbondantemente studiati, il CBG è solo all’inizio di una lunga serie di ricerche a suo carico, anche se i primi risultati appaiono già più che promettenti.

Questo principio attivo è presente nella marjuana sotto forma di un acido, chiamato acido cannabigerolico, che risulta essere il precursore di tutte le altre componenti psicoattive della canapa.

Unica restrizione: essere sottoposto a condizioni drastiche come un forte calore, ad esempio in cottura o durante l’inalazione attraverso il fumo.

Come il CBD, il CBG ostacola alcuni degli effetti spiacevoli del THC, come ad esempio il senso di paranoia o di depressione.

La marijuana è pericolosa a causa del principio attivo THC?

Nonostante gli effetti psicoattivi della marjuana o le possibili alterazioni psicofisiche riscontrabili a seguito della sua assunzione, ad oggi non sono né riscontrabili casi di decesso per overdose a seguito dell’utilizzo di queste sostanze, né particolari episodi di violenza o criminalità riconducibili allo stato mentale alterato per l’impiego di cannabis.

D’altra parte, sono scientificamente dimostrati i suoi effetti benefici in ambito medico-sanitario.

L’impiego medico della cannabis

L’impiego in ambito medico della marjuana possiede radici antichissime.

Già dal 2000 a.C infatti, la cannabis rientrava tra le cinquanta erbe più utilizzate nella medicina cinese e egizia.

I suoi benefici venivano sfruttati prettamente per ostacolare patologie reumatiche, malattie gastrointestinali, insonnia, mal di testa o per sensazioni particolarmente dolorose come nel momento del parto.

Essa veniva utilizzata anche nella medicina islamica medievale soprattutto per le sue proprietà diuretiche, antiepilettiche e antinfiammatorie.

Attualmente sono utilizzabili nella medicina ufficiale farmaci a base di cannabis, in quanto le ricerche effettuate sui principi attivi della marijuana hanno dimostrato la loro assoluta efficacia per particolari patologie.

Sembra infatti che gli effetti dei cannabinoidi contenuti nella marijuana riescano a migliorare la qualità di vita in pazienti affetti da malattie croniche e complesse, concedendo loro sollievo da continui disagi e sofferenze.

Patologie curabili con i principi attivi della cannabis

Più che di vere e proprie proprietà curative, la cannabis è dotata di un potentissimo effetto palliativo, proprio grazie agli effetti inibitori che i suoi principi attivi attuano sulle cellule cerebrali.

Essa viene impiegata principalmente per:

  • Patologie che causano dolore cronico
  • Aumentare l’appetito in pazienti affetti da anoressia nervosa
  • Ridurre la sensazione di nausea e vomito indotti in particolare dalle terapie antitumorali
  • Ridurre i sintomi di patologie neurodegenerative come la sclerosi multipla
  • Limitare i sintomi associati alla demenza
  • Migliorare il decorso di pazienti che hanno subito particolari lesioni cerebrali
  • Ridurre la sensazione di ansia o panico

Insomma: una pianta dai molteplici utilizzi e benefici ma purtroppo tanto bistrattata nel corso degli ultimi anni!