Pubblicato il: 04/05/2026
Classifica globale, dati scientifici e differenze tra le grandi metropoli
Capire dove si concentra il consumo di cannabis nel mondo significa osservare da vicino fenomeni urbani, sociali e culturali che raccontano molto più di una semplice classifica. Dietro ai numeri, infatti, si intravedono stili di vita, densità demografica, modelli normativi, differenze economiche e persino il modo in cui le grandi metropoli vivono la notte, il tempo libero e la socialità.
Questo articolo nasce esclusivamente per soddisfare la curiosità di lettori appassionati e interessati al tema da un punto di vista informativo e divulgativo. Il contenuto ha il solo scopo di offrire un’analisi chiara e precisa dei dati disponibili e non intende in alcun modo incoraggiare l’uso di sostanze o pratiche non lecite. L’obiettivo è aiutarti a comprendere meglio il fenomeno attraverso dati, studi scientifici e confronti internazionali.
Quando si parla di consumo di marijuana, la prima domanda che viene spontanea è semplice: quali sono le città in cui se ne consuma di più? La risposta, però, richiede prudenza. I dati cambiano in base al metodo di rilevazione, al periodo storico e al contesto normativo locale. Proprio per questo, leggere i numeri senza un’adeguata contestualizzazione rischia di offrire un quadro incompleto.
In questo approfondimento entrerai dentro le città che registrano i volumi più elevati al mondo, scoprirai cosa accomuna questi grandi centri urbani e vedrai perché Europa e Nord America mostrano dinamiche molto diverse.
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Le città con i consumi più alti al mondo
I dati disponibili forniti da CFAH (Centre For Advancing Health) indicano una top 10 globale molto interessante, dominata da grandi metropoli internazionali.
Al primo posto si colloca New York, con un consumo annuo stimato di 62,3 tonnellate. Si tratta di un dato impressionante, che riflette il peso demografico della città, la sua enorme area metropolitana e il quadro normativo oggi legale nello Stato di New York.
Il report ufficiale della città di New York, aggiunge anche un dato utile per capire l’intensità del fenomeno: tra gli adulti che hanno fatto uso recente di cannabis, circa un terzo ha riferito un consumo frequente, distribuito su 20 o più giorni nell’arco dell’ultimo mese.
Al secondo posto compare Sydney con 45,8 tonnellate, pur in un contesto in cui lo status indicato resta illegale. Questo aspetto rende il dato ancora più interessante, perché dimostra come il volume dei consumi non coincida automaticamente con la legalità della sostanza.
Segue Los Angeles con 35 tonnellate, poi Chicago con 24,9 tonnellate.
Per l’Italia spicca Roma, con 21,9 tonnellate annue, un dato che la colloca tra le prime cinque città al mondo.
Nella seconda parte della classifica troviamo Houston con 18,5 tonnellate, Toronto e Tokyo entrambe con 16,7 tonnellate, seguite da Praga con 15,5 tonnellate e Vienna con 15 tonnellate.
Questa graduatoria, letta in modo superficiale, potrebbe sembrare soltanto una lista di città molto grandi, fine a se stessa. In realtà racconta molto di più.


Cosa accomuna davvero queste città?
Il primo elemento comune è la dimensione urbana. Tutte queste città sono grandi poli metropolitani, caratterizzati da milioni di abitanti, forti flussi turistici e intensa mobilità quotidiana.
In una città come New York, ad esempio, il dato non riflette soltanto la popolazione residente, ma anche pendolari, visitatori, studenti internazionali e professionisti temporaneamente presenti.
Lo stesso vale per Roma, che unisce una popolazione numerosa a un afflusso turistico costante durante tutto l’anno.
Un secondo elemento è la centralità culturale. Queste città sono poli di intrattenimento, vita notturna, eventi, musica, università e quartieri ad alta densità giovanile.
Il terzo fattore riguarda la capacità di monitoraggio statistico. Le grandi città dispongono di sistemi di raccolta dati molto precisi, che permettono analisi più accurate rispetto a centri urbani minori.
Per questo motivo, il volume assoluto va sempre interpretato con cautela: una città molto popolosa tenderà naturalmente a mostrare quantità complessive superiori.
Come si misura davvero il consumo: il metodo delle acque reflue
Qui entra in gioco l’aspetto scientifico più importante.
I sondaggi tradizionali, basati sulle autodichiarazioni, presentano limiti evidenti. In presenza di norme restrittive o di stigma sociale, molte persone tendono a non dichiarare l’uso di sostanze.
Per questo motivo l’Agenzia europea per le droghe, European Union Drugs Agency, utilizza un metodo molto più preciso: l’analisi delle acque reflue urbane.
Gli scienziati prelevano campioni dalle fognature e cercano un metabolita specifico chiamato THC-COOH.
Questo composto è il prodotto di scarto che l’organismo elimina dopo l’assunzione di cannabis o hashish. La sua presenza nelle urine e, di conseguenza, nelle acque di scarico consente di stimare il consumo complessivo a livello cittadino.
Si tratta di uno degli strumenti oggi considerati più affidabili per fotografare i consumi reali all’interno di una comunità urbana.
Secondo il documento EUDA relativo al 2025, sono state analizzate 115 città europee. I risultati hanno mostrato la presenza di tracce di THC-COOH in tutte le città monitorate, senza eccezioni.
Questo dato è particolarmente significativo perché offre una mappa concreta della diffusione del fenomeno in Europa.
L’Europa: una geografia molto precisa dei consumi
Lo studio dell’European Union Drugs Agency mostra con particolare chiarezza che il consumo di cannabis in Europa non presenta una distribuzione uniforme, ma tende a concentrarsi soprattutto nell’Europa occidentale e centrale.
Le analisi delle acque reflue condotte nel 2025 su 115 città europee hanno evidenziato i livelli più elevati di THC-COOH, il principale metabolita della cannabis rilevabile nelle urine, in diverse città dei Paesi Bassi, della Germania e della Slovenia. Ciò significa che, in quelle aree urbane, la quantità di residui riconducibili al consumo della sostanza risulta superiore rispetto alla media registrata in altre parti del continente.
Il dato è particolarmente rilevante perché conferma come il fenomeno vari sensibilmente da Paese a Paese e persino da città a città. In altre parole, non esiste un unico modello europeo: alcune aree urbane mostrano livelli di diffusione sensibilmente più elevati, mentre altre registrano valori molto più contenuti.
Secondo le stime dell’European Union Drugs Agency, circa 24 milioni di adulti europei hanno fatto uso di cannabis almeno una volta nell’ultimo anno, un valore che corrisponde all’8,4% della popolazione adulta del continente.
Questo dato, già di per sé significativo, assume ancora più rilievo quando viene confrontato con il quadro nordamericano. Lo stesso studio sottolinea infatti che, rispetto alle principali città di USA e Canada, i livelli di metaboliti rilevati nelle città europee risultano generalmente inferiori, offrendo così una prospettiva internazionale ancora più precisa del fenomeno.


Il confronto con Nord America: le differenze nei numeri
Uno dei punti più rilevanti dello studio riguarda proprio il confronto internazionale.
Le città europee con i consumi più elevati, pur registrando valori significativi, risultano comunque inferiori rispetto a molte città di Stati Uniti e Canada.
In Nord America i residui rilevati nelle acque reflue sono nettamente superiori.
Questo dato può essere letto attraverso diversi fattori.
Il primo è normativo. In molte giurisdizioni statunitensi (come il Colorado) e in Canada la cannabis light è legale e regolamentata, con una riduzione dello stigma sociale.
Il secondo è culturale. In alcune aree urbane nordamericane il consumo è ormai integrato in abitudini sociali e ricreative consolidate.
Il terzo è commerciale. Dove il mercato è legale esistono filiere strutturate, prodotti standardizzati e accesso regolato.
Tutto questo tende a riflettersi anche nei dati scientifici.
Il caso di Roma: perché sorprende
Per il lettore italiano, la presenza di Roma tra le città con i consumi annuali più elevati al mondo è senza dubbio uno dei passaggi più sorprendenti dell’intera analisi.
Il dato di 21,9 tonnellate annue, infatti, colloca la capitale davanti a metropoli di rilievo internazionale e impone una lettura molto attenta, soprattutto per evitare conclusioni affrettate.
La prima chiave interpretativa riguarda la dimensione urbana. Roma non è soltanto il centro storico o l’area più conosciuta dai turisti: si tratta di una città estremamente estesa, con una delle aree metropolitane più grandi d’Europa. La popolazione residente è molto elevata e, a questa base, si aggiunge ogni giorno un flusso continuo di pendolari provenienti dai comuni limitrofi.
Un secondo elemento riguarda il suo ruolo istituzionale e funzionale. In quanto capitale, Roma concentra ministeri, università, sedi diplomatiche, grandi aziende, uffici pubblici e poli culturali. Questo significa una presenza costante di studenti fuori sede, professionisti temporaneamente presenti per lavoro, personale internazionale e visitatori di breve e medio periodo.
A tutto questo si somma il turismo. Ogni anno la città accoglie milioni di visitatori italiani e stranieri, e questo incide inevitabilmente sul volume complessivo registrato dai dati urbani.
Per questo motivo il numero va letto soprattutto in rapporto alla massa di persone che gravitano sulla città nell’arco dell’anno, più che come semplice indicatore riferito ai soli residenti.
Un fenomeno stabile, non in crescita esplosiva
Uno degli aspetti più interessanti emersi dallo studio europeo riguarda l’andamento nel tempo.
Tra il 2024 e il 2025 il livello complessivo di metaboliti rilevati nelle città europee è rimasto stabile.
Questo significa che il quadro non suggerisce una crescita improvvisa o una variazione drastica.
Entrando nel dettaglio, tra le 63 città monitorate in entrambi gli anni, il 44% ha registrato una diminuzione, il 33% un aumento e il 22% è rimasto sostanzialmente invariato.
La fotografia complessiva è quindi quella di un fenomeno consolidato, distribuito in modo differenziato sul territorio.
Perché i dati delle fogne sono così importanti
Potrebbe sembrare curioso che uno dei modi più affidabili per comprendere un fenomeno sociale passi dalle fognature.
In realtà, questa metodologia rappresenta uno dei progressi più interessanti dell’epidemiologia urbana.
L’analisi coinvolge chimica analitica, statistica, biochimica, epidemiologia e ingegneria delle reti fognarie.
Grazie a questo approccio, i ricercatori riescono a ottenere una fotografia collettiva molto più realistica rispetto ai sondaggi.
È un metodo che riduce il peso delle risposte non sincere e permette confronti tra città e Paesi diversi.
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Cosa raccontano davvero queste città
La domanda iniziale era: dove si consuma più cannabis nel mondo?
I dati disponibili mostrano con chiarezza che i volumi più elevati si registrano soprattutto nelle grandi metropoli del Nord America, in particolare negli Stati Uniti e in Canada, affiancate da alcune capitali e grandi città internazionali come Roma, Sydney e Tokyo.
Il punto davvero importante, però, non è fermarsi alla classifica, ma capire che cosa esprimano concretamente questi numeri.
Prima di tutto, raccontano la dimensione delle città. Metropoli con milioni di abitanti, vaste aree suburbane e un continuo afflusso di pendolari e visitatori tendono naturalmente a registrare volumi assoluti più elevati rispetto ai centri urbani più piccoli.
I dati riflettono poi la struttura sociale della città: aree con intensa vita notturna, forte presenza di locali, eventi, università e quartieri a elevata concentrazione giovanile presentano spesso livelli di consumo più alti nelle rilevazioni complessive.
Un altro elemento fondamentale riguarda il contesto normativo e culturale. Le differenze tra città in cui la cannabis è legale, parzialmente regolamentata o illecita incidono sul modo in cui il fenomeno si manifesta e viene misurato, anche in termini di stigma sociale e propensione all’uso.
In sintesi, questi numeri non descrivono soltanto un consumo, ma restituiscono una fotografia molto precisa della struttura urbana, demografica e culturale delle grandi città contemporanee. Per questo motivo è essenziale leggerli con rigore, precisione e senza interpretazioni superficiali.
Cosa ci dicono davvero i dati sui consumi nel mondo
Se sei arrivato fin qui, probabilmente la tua curiosità era capire quali città guidano questa classifica globale e cosa renda alcuni centri urbani così rilevanti.
La risposta sta nell’intreccio tra dimensione demografica, contesto normativo, cultura urbana e strumenti di rilevazione scientifica.
Questo articolo di Justbob ha esclusivamente finalità divulgative e informative, pensato per offrire una lettura chiara e precisa di un fenomeno complesso, senza alcuna volontà di incoraggiare comportamenti non leciti o l’uso di sostanze come la cannabis legale.
Continuare a osservare i dati con spirito critico e curiosità informata resta il modo migliore per comprendere come cambiano le città e le abitudini sociali nel mondo: ti aspettiamo nel prossimo articolo.
Le città in cui si consuma più cannabis: takeaways
- Il consumo si concentra nelle grandi metropoli globali, con New York in testa alla classifica con 62,3 tonnellate annue, seguita da Sydney e Los Angeles. Il dato riflette soprattutto la dimensione urbana, la densità abitativa, i flussi turistici e la forte mobilità quotidiana, più che una semplice abitudine dei residenti.
- L’analisi delle acque reflue rappresenta oggi il metodo scientifico più affidabile per stimare i consumi reali a livello cittadino. Attraverso il monitoraggio del metabolita THC-COOH, l’European Union Drugs Agency ha analizzato 115 città europee, rilevando tracce in tutte le aree monitorate.
- I numeri descrivono la struttura sociale, culturale e normativa delle città. Le aree con intensa vita notturna, forte presenza universitaria e mercati regolamentati, come molte città del Nord America, mostrano livelli più elevati. Al contrario, in Europa il fenomeno appare più eterogeneo, con picchi soprattutto in Paesi Bassi, Germania e Slovenia.
Le città in cui si consuma più cannabis: FAQ
Qual è la città in cui si consuma più cannabis nel mondo?
New York è la città con il consumo annuo più elevato al mondo, con una stima di 62,3 tonnellate. Seguono Sydney con 45,8 tonnellate e Los Angeles con 35 tonnellate.
Come viene misurato il consumo di cannabis nelle città?
Il metodo scientifico più affidabile è l’analisi delle acque reflue urbane. Gli scienziati cercano il metabolita THC-COOH, un residuo che il corpo elimina dopo l’assunzione di cannabis, permettendo di stimare il consumo complessivo a livello cittadino.
Perché le grandi metropoli registrano consumi più alti?
Le grandi città concentrano milioni di abitanti, flussi turistici, studenti, pendolari e una intensa vita notturna. Per questo i volumi assoluti tendono a essere più elevati rispetto ai centri urbani più piccoli.






