Come riconoscere l’hashish tagliato con un metodo infallibile

come riconoscere l'hashish tagliato con un metodo infallibile

Ecco una guida (molto semplice) per capire se l’hashish che hai sotto mano è stato tagliato

L’hashish è un prodotto che affascina tantissimi consumatori per via dei suoi particolarissimi aromi e profumi e per i suoi effetti, dopo averlo acquistato, tuttavia, può capitare di rendersi conto di avere a che fare con prodotti contaminati con altre sostanze e, spesso, è proprio l’odore del prodotto a dare i primi segnali d’allarme in questo senso.

Esistono dei trucchetti per capire con certezza se l’hashish che si ha sotto mano è stato tagliato?

Perché i panetti di fumo vengono mischiati ad altre sostanze?

Continuando a leggere potrai scoprire come riconoscere l’hashish tagliato e perché, talvolta, i produttori decidono di ricorrere a questa pratica.

hashish tagliato

Hashish tagliato: le motivazioni alla base di questa pratica

Capire il motivo per cui l’hashish venga addizionato ad altre sostanze che ne aumentano il peso non è affatto difficile: l’obiettivo è quello di aumentare gli introiti.

Fin qui è tutto chiaro, ciò che però incuriosisce tanti utenti è perché i produttori sentono la necessità di ricorrere a questi sistemi, considerando che i costi di produzione dell’hashish sono molto bassi e che, quindi, il guadagno ci sarebbe anche mettendo in commercio hashish puro.

La risposta sta nella compravendita delle piante.

In molti Paesi acquistare le piante di marijuana è illegale, perciò in questa fase i costi aumentano in modo spropositato e chi produce l’hashish, talvolta, si vede costretto a ricorrere al sistema del taglio per incrementare i guadagni.

Per capire meglio l’entità del rincaro delle piante, tieni conto che una volta arrivata in Europa la resina può arrivare a costare anche fino al 300% o più.

Vediamo, dunque, come capire quando l’hashish è stato tagliato oppure no.

Leggi anche: Hashish ed effetti sessuali: aiuta o danneggia prima del rapporto?

Come si può capire di avere a che fare con hashish scadente?

Quando si ha il dubbio di aver acquistato hashish fasullo o scadente, per chiarirsi le idee si può ricorrere a un metodo molto efficace e facile da mettere in pratica.

Ciò che serve è: 

  • un po’ d’acqua; 
  • un pentolino; 
  • un fornello;
  • un filtro;
  • un contenitore da freezer.

A cosa servirà mai tutto questo materiale?

Semplice. 

La resina non si scioglie a contatto con l’acqua; le sostanze che spesso vengono aggiunte all’hashish per aumentarne il peso, invece, spesso sì e, solitamente, fondono senza doverle sottoporre a temperature troppo elevate.

Grazie a questo metodo, dunque, esaminando le sostanze disciolte, è possibile scoprire se effettivamente l’hashish sia stato tagliato o meno.

Vediamo come fare.

Per prima cosa occorre riempire un pentolino d’acqua e accendere il fornello in modo da portarla a ebollizione.

Una volta raggiunti i 90°/100°C è meglio abbassare la fiamma al minimo per poi immergere l’hashish diviso in piccoli pezzi all’interno del pentolino e, a questo punto, non resta che aspettare qualche ora.

Se trascorso un po’ di tempo l’acqua inizierà a diventare scura, significa che al suo interno si sono disciolte tutte le sostanze di taglio staccate dalla resina. Se, invece, l’acqua rimane limpida, probabilmente si ha solamente a che fare con hashish di seconda o terza scelta.

hashish di qualità non tagliato

Purificazione dell’hashish: ecco quando si può considerare conclusa

Il metodo per scoprire se un panetto di hashish sia stato tagliato o meno (sia che si tratti di hashish CBD che di hashish ad alto contenuto di THC) è anche quello che permette di purificarlo.

Dopo aver immerso la resina in acqua bollente per più volte, questa si può considerare completamente purificata (per lo meno a occhio) solo quando l’acqua diventa completamente limpida.

A questo punto è il momento di separare la resina dagli agenti contaminanti con l’aiuto del filtro.

Dopo aver filtrato l’acqua, la resina raccolta dovrà essere messa ad asciugare all’aria e, successivamente, all’interno di un contenitore richiudibile all’interno di un freezer.

Una volta che la resina avrà recuperato l’aspetto tipico dell’hashish, il processo di purificazione dalle sostanze da taglio si può considerare concluso.

Se a questo punto ti stai anche chiedendo se sia possibile risalire al tipo di sostanza aggiunta all’hashish, beh, sarebbe necessaria un’analisi di laboratorio.

Nel prossimo paragrafo, però, ti vogliamo parlare di quali tagli e agenti contaminanti vengono aggiunti più di frequente nell’hashish.

Che cosa contiene l’hashish tagliato? Ecco le sostanze più utilizzate

Le sostanze che vengono addizionate alla resina per aumentare il peso dei panetti e che sono state rilevate grazie alle analisi di laboratorio sono molteplici. La sostanza più utilizzata e, fortunatamente, non troppo dannosa, è la resina di pino (la colofonia), ma in passato sono state trovate anche tracce di: 

  • henné; 
  • acido per le batterie;
  • olio per motore;
  • gasolio…

Fortunatamente, però, dalle analisi effettuate negli ultimi quindici anni su circa diecimila campioni di hashish acquistati in territorio europeo, solo un centinaio sono risultati essere contaminati e, di solito, le sostanze rilevate consistevano per lo più in resina di abete o di pino. 

Dunque, l’hashish venduto che circola in Europa è meno contaminato di quanto si è soliti pensare.

Leggi anche: Tipi di hashish: ecco le varietà più diffuse al mondo

Per concludere

Nonostante i risultati dei test siano incoraggianti, il fatto che in Italia e in tanti altri Paesi europei acquistare e consumare hashish sia illegale, fa sì che i prodotti non possano essere controllati e, di conseguenza, il rischio di avere a che fare con hashish tagliato esiste.

Il modo migliore per acquistare resina di qualità è optare per l’hashish legale, estratta dalla cannabis light

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