Stati americani in cui è legale la marijuana: ecco dove puoi fumare cannabis in USA

la marijuana negli stati uniti d'america

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Gli Stati Uniti sono caratterizzati da un forte paradosso: proprio negli USA, infatti, è partito il proibizionismo contro il consumo di cannabis con il Marijuana Tax Act approvato nel 1937 dal presidente Franklin D. Roosevelt.

E sempre negli Stati Uniti è partito il movimento di legalizzazione, con la decisione della California, nel 1996, di legalizzarne l’uso terapeutico.

Così come per il proibizionismo, anche il movimento di legalizzazione si è poi diffuso nel resto del mondo.

Nel 2012 negli stati di Colorado e Washington si è tenuto un referendum per rendere il consumo di marijuana legale anche per scopi ricreativi: la decisione di legalizzare la cannabis è da allora ricaduta integralmente nelle mani dei singoli Stati mentre in generale il consumo di marijuana resta illegale a livello federale, creando non pochi inconvenienti.

Stati americani in cui è completamente legale fumare marijuana

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Il referendum del 2012 in Colorado e Washington ha portato una ventata d’aria fresca nel panorama dei movimenti pro-legalizzazione, rappresentando il primo e reale successo nel reintegro e nella restaurazione di una situazione pre-proibizionismo, ove la produzione, la vendita e il consumo di marijuana non era sottoposta ad alcuna restrizione e ad alcuna limitazione.

Attualmente gli stati in cui la cannabis è completamente legale sono:

  • Colorado e Washington, come si è detto, in seguito al referendum del 2012;
  • Alaska, Oregon e Washington D.C. hanno a loro volta indetto un referendum nel 2014, legalizzando completamente l’uso e la vendita di marijuana a scopo ricreativo;
  • California, Massachussets, Maine e Nevada si sono accodati con il referendum del novembre 2016;
  • Vermont è stato, invece, il nono stato a legalizzare completamente la cannabis, e il primo al mondo a farlo per via parlamentare, con il decreto del gennaio 2018;

Stati americani in cui è legale l’uso medico della cannabis

Ai nove stati in cui la marijuana è completamente legale se ne aggiungono poi 25 in cui essa è legale per scopi terapeutici ma non per uso ricreativo.

Di questi 25 stati, a loro volta, sono in 12 che consentono l’uso medico anche di cannabis con contenuto di THC superiore all’1%, mentre 13 limitano l’uso terapeutico alla sola cannabis light.

Gli stati con una regolamentazione più permissiva sono:

  • Montana;
  • North Dakota;
  • Michigan;
  • Pennsylvania;
  • New Hampshire;
  • New Jersey;
  • West Virginia;
  • Louisiana;
  • Arkansas;
  • New Mexico;
  • Arizona;
  • Hawaii.

Quelli che, invece, limitano l’uso medico alla sola cannabis light sono:

  • Texas;
  • Oklahoma;
  • Alabama;
  • Georgia;
  • South Carolina;
  • Tennessee;
  • Kentucky;
  • Virginia;
  • Indiana;
  • Wisconsin;
  • Iowa;
  • Wyoming;
  • Utah.

Vi sono inoltre Stati in cui i processi di decriminalizzazione stanno conducendo ad una progressiva legalizzazione dell’uso medico:

  • Florida;
  • Mississippi;
  • North Carolina;
  • Maryland;
  • Delaware;
  • Connecticut;
  • Rhode Island;
  • New York;
  • Minnesota;
  • Illinois;
  • Missouri.

Soprattutto in questi stati il dibattito sulla legalizzazione si mantiene particolarmente attivo e non è affatto implausibile aspettarsi una svolta verso la legalizzazione completa per via parlamentare, come accaduto di recente in Vermont.

Stati americani in cui la cannabis resta illegale: il tridente rosso

Vi sono comunque tre stati negli U.S.A. che ancora oppongono strenua resistenza al movimento di legalizzazione, preferendo permanere su posizioni proibizioniste:

  • South Dakota. Nonostante una forte comunità a favore della legalizzazione e tentativi del governo di varare leggi a favore di una decriminalizzazione, sono tutti falliti per mancanza di partecipazione e per l’opinione pubblica che si è mostrata, nel complesso, fortemente contraria. L’ultima di queste iniziative, la raccolta firme iniziata nel 2017, è riuscita ad ottenere l’approvazione di appena 15.000 cittadini, insufficienti a indire un referendum;
  • Kansas, sicuramente lo stato in cui le conseguenze penali sono più dure: il possesso di marijuana, infatti, può portare ad una multa di almeno 2.500 dollari e potenziale incarcerazione per un anno. Il Paese riconosce legalmente il commercio di olio di CBD, ma poiché ogni prodotto derivato dalla cannabis contiene anche solo tracce di THC, in realtà ogni derivato della canapa è bandito dallo stato;
  • Idaho, parimenti, ha visto numerosi tentativi di avviare un processo graduale di legalizzazione ma nessuno è mai riuscito a riscontrare il favore della popolazione: l’ultima mozione per legalizzare l’olio di CBD, nell’Aprile 2015, si è concluso con un netto rifiuto del parlamento;

Al tridente rosso si va poi ad aggiungere lo stato del Nebraska che, nonostante consideri ancora illegale l’uso sia medico che ricreativo della marijuana, ha da anni messo in atto un processo di progressiva decriminalizzazione dell’uso e del possesso di modeste quantità di cannabis per uso personale, avvicinandosi molto di più alle politiche di tolleranza europee.

La principale differenza dei movimenti di legalizzazione europei e americani consiste nel diverso obiettivo: mentre, infatti, alla luce di quanto detto, appare chiaro che la legalizzazione negli Stati Uniti sia indirizzata a liberalizzare l’uso e la produzione personale, considerando anche la cannabis con alti contenuti di THC come utile a scopi terapeutici.

In Europa, invece, si è ancora molto scettici nei confronti della liberalizzazione completa della marijuana, specialmente a scopo ricreativo: la maggior parte dei decreti legge, non solo quello del 2 dicembre 2016 in Italia, infatti, riguardano la canapa industriale e la promozione della sua produzione a fini economici.

La tolleranza verso l’uso di cannabis a scopo ricreativo riguarda poche nazioni ed è per lo più confinata a luoghi specifici (i coffee shop olandesi o i club spagnoli).