Coltivazione di canapa legale: contributi e autorizzazioni per coltivare canapa in Italia

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Tutto quello che devi sapere sulla coltivazione di canapa legale in Italia: limiti, incentivi e autorizzazioni necessarie.


La coltivazione della canapa legale è un’attività che sta riscuotendo sempre maggiori successi.

Con la legge del 2 dicembre 2016, n.242, entrata in vigore il 14 gennaio 2017 sono state rilasciate le disposizioni del governo italiano circa la regolamentazione e i permessi per la coltivazione della Canapa Sativa L., o Canapa Light.

Si tratta di quel tipo di Canapa il cui contenuto di THC (tetraidrocannabinolo, la sostanza psicoattiva propria della canapa) è inferiore allo 0,2% o rientra nei parametri tollerati dello 0,6%.

Incentivi fiscali e finanziamenti sulla coltivazione di canapa legale

coltivazione canapa legale in Italia info sulla normativa

L’articolo 6 della legge 242 sancisce la messa a disposizione di incentivi fino a 700.000 euro annui per velocizzare la crescita del settore della canapa, non solo sotto l’aspetto produttivo ma anche per migliorare le condizioni e le strutture di successivo assorbimento del prodotto.

Uno dei principali problemi che i produttori di canapa legale sono costretti ad affrontare riguarda il mercato su cui immettere poi il proprio prodotto e la mancanza di un adeguato apparato di servizi ausiliari (in particolare la trebbiatura).

Chi avvia un’azienda agricola nel 2018 ha, inoltre, diritto a tre anni di esenzione dai contributi, che scendono al 65% e al 50% negli anni successivi. Altri incentivi fiscali provengono, poi, dalle direttive regionali, che possono mettere a disposizione ulteriori finanziamenti per la coltivazione della canapa legale.

Inoltre la cannabis sativa è registrata tra le coltivazioni agricole innovative, per cui l’azienda agricola o la cooperativa che ne inizi la coltivazione può trarre ulteriori vantaggi fiscali e finanziamenti con l’iscrizione al registro delle start up innovative.

Limiti legali della coltivazione di canapa in Italia

Con la legge 242 le limitazioni sulla coltivazione della canapa legale sono state corposamente ridimensionate:

  • Non vi è più l’obbligo di comunicare alle autorità quando si inizia a coltivare, ma vanno conservate etichette delle sementi fino a un minimo di 12 mesi dopo l’acquisto;
  • I controlli dei carabinieri o della guardia di finanza si fanno su campione singolo, rigorosamente in presenza del coltivatore. Solo nel caso di superamento della soglia dello 0,6% di THC possono disporre il sequestro o la distruzione della piantagione;
  • Le responsabilità del coltivatore, se il tetraidrocannabinolo della coltivazione rientra nello 0,6%, sono nulle;
  • Le sementi certificate permettono a commerciante, distributore e compratore di affrancarsi dalla responsabilità penale di piante di canapa con tenori di THC superiori alla soglia di tolleranza dello 0,6%.

Coltivare la canapa legale: tipi di terreno e suggerimenti

Le piante di Cannabis Sativa L., la canapa legale in Italia, sono estremamente versatili: preferiscono i terreni alluvionali fertili ma si adattano anche ad altitudini fino a 1500 metri.

Soffrono i ristagni d’acqua che bloccano la crescita e causano la clorosi. Per il resto una particolare attenzione va fatta nel periodo iniziale di semina e germinazione: il seme necessita di un terreno inizialmente umido per poter germinare, di una profondità di semina di circa 1 o 2 centimetri e di una distanza di circa 15-20 centimetri tra una piantina e l’altra.

Per il resto, la pianta di cannabis sativa soffre la presenza di precedenti diserbi ma non necessita di cure particolari:

  • la velocità di crescita, infatti, la rende una pianta auto diserbante, capace di prevalere rapidamente su infestanti e graminacee;
  • in condizioni normali non necessita di irrigazione e l’apparato radicale particolarmente esteso migliora la struttura del terreno;
  • il normale rilascio di foglie a fine ciclo, inoltre, fertilizza naturalmente il terreno, permettendo di registrare incrementi sulla produzione delle culture successive;
  • la semina è da farsi per marzo/aprile e la raccolta avviene in generale ad agosto, 10 giorni dopo la fioritura delle piante maschili:
  • per la fienagione, l’operazione è particolarmente semplice: si taglia con barra falciante e la si imballa dopo un periodo di macerazione parziale a terra;
  • per la produzione di seme, invece, il discorso si complica in quanto è necessario ricorrere alla trebbiatura. L’operazione non è di per sé complessa in presenza di piante di media statura, fino a 2,5 metri (per piante più alte diventa estremamente complessa e richiede macchinari molto specifici); le difficoltà risiedono nella necessità di pulire la macchina trebbiatrice prima e dopo l’operazione per evitare residui di altre colture o di contaminare le successive;
  • dopo la trebbiatura, il seme deve essere essiccato per impedirne il rapido deterioramento. L’essiccatura può avvenire o tramite un apposito essiccatoio ad aria, con temperatura inferiore a 40 °C, oppure a terra, stendendo i semi su una pavimentazione formando uno strato non superiore ai 5 cm, che va rivoltato nei giorni successivi per permettere una adeguata areazione, prestando attenzione a non danneggiare i semi.

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